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13 September, 2009

Energie creative a Rivington Street




Visualizzazione ingrandita della mappa

Spesso ci si chiede dove sia il nuovo a NY, dove siano le menti che si cimentano in quello che sarà domani. Be’, uno di questi posti è sicuramente Rivington Street. Dove nascono nuovi negozi, nuovi alberghi e nuove energie. Il Blue Building, ad esempio, è stato terminato da poco.



Qui trovate l’elenco di tutte le attività che fervono a Rivington Street: ristoranti messicani, sexy shop, lounge bar, gallerie d’arte, questa è anche zona di boutique vintage, come quella di Edith e Daha (nella via accanto c'è uno dei negozi più famosi, Hairymarysvintage, che organizza sflilate improvvisate per la strada del Village).


Questa strada in pieno Lower East Side, meriterebbe da sola un viaggio a New York. Intanto, vi consiglierei (potendoselo permettere) di alloggiare presso l’Hotel on Rivingston (per Zen e i filonipponici; le vasche dei bagni sono in stile giapponese). Bello il biliardo azzurro al centro del bar dell’albergo.


Al numero 108 si trova Economy Candy un negozio di caramelle dove perdere la testa (e la linea).

Proseguendo, si incontra un locale che fa angolo molto particolare. Si chiama Shiller’s. I muri sono come quelli delle stazioni della metropolitanta, facilmente lavabili. Il menu esposto all'esterno è scritto a mano e vi consiglio, in caso decideste di andare, il pesce del giorno.

Buona Rivington Street.

17 January, 2009

Le porte invisibili

Quel genio di Italo Calvino scrisse un romanzo bellissimo, intitolato Le Città Invisibili, in cui Marco Polo alla corte di Kublai Khan descrive le incredibili città incontrate nei suoi viaggi. Ognuna di esse ha una personalità, un’architettura e una storia a sé (come raffigura l’artista di questo sito: le città invisibili). Senza le doti del grande scrittore, proverò a raccontarvi le storie che viaggiando per la città mi hanno raccontato le porte di alcuni edifici, attraverso le loro architetture e le loro diverse personalità (deciderete voi se sono vere o inventate) .

Upper East Side

Josephine si stava sottoponendo a un trattamento anticrespo per sfoggiare una inedita acconciatura al ricevimento che la attendeva in serata. Il suo letto era ancora disfatto e le ultime coperte di seta arrivate fresche fresche da una sartoria cinese le avevano regalato un sonno morbido e spensierato. La primavera era alle porte e la cosa non le dispiaceva affatto. Come ogni anno, si sarebbe liberata di quei ridicoli cappotti, per poter scendere a Central Park e intrecciare i suoi lunghi e biondi capelli ai fili d’erba. Non era in grado di apprezzare fino in fondo la fortuna che aveva avuto a nascere in uno dei quartieri più ricchi della città. Ma era dotata di una innata sua eleganza, come tutti i levrieri afgani, tanto che neanche una volta fu tentata di fare pipì sul vaso posto fuori il portone di casa.

Greenwich Village


Aveva preso una bambola gonfiabile e la aveva vestita dalla testa ai piedi: un cappello fatto a mano da una vecchia signora di Harlem, una camicia bianca con i gemelli come piacevano a lei, un cappottino in tessuto eco, verde menta, una borsa di Guess, un bracciale portafotuna thailandese e l’ultimo modello di All Stars. Dentro la borsa due biglietti per vedere Stomp. Erano tutti i regali che aveva comprato per il compleanno della sua adorata Marianne. Lei lo aveva raggiunto per un Master in Giurisprudenza. Stavano insieme da due anni, ma a distanza, e questi tre mesi insieme li riempivano di gioia. Quella notte accesero mille candele e lui il giorno seguente dipinse la porta che dava sulla strada dei colori della sua anima, affinché il loro sogno non si sgonfiasse mai.

Soho


Qui vive una star, un divo, chiamatelo come volete. Nessuno sa cosa ci sia dietro la sua porta. A Manhattan ha cinque ristoranti, nel mondo sei mogli. Ma il suo intenso e appassionante sguardo non ce lo ha nessuno, in tutto l’universo…

Lower East Side


Mouggly veniva da Minneapolis. Ai tempi del College la sua bellezza aveva distolto tutta la scuola dagli studi. Biondo, statuario, dal sorrido perfetto. Beveva e fumava né più né meno dei suoi compagni. Ma avere una madre attrice, che ha lasciato tutto per poter seguire una compagnia di terz’ordine, solo per andare contro tutti i sistemi non lo aveva aiutato a liberarsi di quella fama di conoscere, che già recitando ore davanti allo specchio da piccolo si era manifestata. Quando arrivò a New York per seguire Annabelle, allora sua compagna, non aveva un dollaro. Si appoggiarono nel corridoio di un vecchio zio di lei, con un saccoapelo e una bici in due. Dopo un anno, lei riuscì ad ottenere una particina in un musical di Broadway e anche Mouggly la seguì, come operaio di scena. Li potevi trovare, durante il loro giorno di pausa, al Chakra, uno degli unici cinque locali di Manhattan in cui si può fumare, proprio in Avenue A, in pieno Lower East Side. Se passate di là buttate un occhio: lui è quello ubriaco che parla di quando a scuola trovava le ragazze nascoste nel suo letto ad aspettarlo. Lei se ne è andata. Al suo posto c’è Lia, una giornalista impegnata dai capelli lunghi e grigi, come i respiri di questo posto.

Dietro la porta di casa mia c'è la polvere dei miei ritorni della mia strada c'è l'ombra della mia anima cantava Cristiano De André. Forse non aveva tutti i torti. Il mio augurio è che quando si chiude una porta si apra sempre un portone.

12 September, 2008

Quello che le guide non dicono - 2° Puntata


“Dico sempre che lo shopping è meno caro di uno psicanalista.” Tammy Faye Bakker

Credo di essere nel cuore del Greenwich Village. Le case ora si sono fatte tutte basse, con fiori alle finestre e gatti sognanti dietro; la maggior parte dei passanti porta con sé uno strumento musicale e noto innumerevoli Nail’s shop, uno ogni dieci negozi. Per 6 dollari c’è un’orientale disposta a farti le mani, con tanto di scrub ai sali marini. Lo smalto lo scegli tu tra mille. Dei grandi centri commerciali non c’è traccia. L’atmosfera mi fa venire voglia, anzi un vero e proprio bisogno, di Vanilla Coke, la coca cola più azzardata e azzeccata che conosca.

La prima sorpresa delle viette con gli alberelli ai lati è Salvation Army. Questa Onlus - credo lo sia - raccoglie oggetti e indumenti di ogni genere per poi distribuirli nei propri punti vendita e rivenderli. Sono negozi conosciuti in tutta America. Il ricavato va in beneficenza of course. Ma non si tratta di merce avariata: qui ho trovato giacche di pelle a 10, t-shirt (per cui certi adolescenti italiani venderebbero la madre) a 2… La grande mela offre davvero tanto shopping low budget, basta scovarlo.


Un’altra chicca è costituita dai vestiti del Prom Day. Questa festa tutta a stelle e strisce (paragonabile al nostro ormai sorpassato debutto in società) fa sì che le ragazze scelgano per l’occasione un fantastico vestito. E per la felicità di chi capiterà poi in un negozio dell’usato, lo indosseranno solo una volta. Come il vestito da sposa. Fino a qualche anno fa c’era Domsey’s, un palazzo intero per poter scoprire le gioie dello shopping senza correre il rischio di diventare un’eroina di Sophie Kinsella, con milioni di vestiti da sera (ex Prom-day). Ma ora “si sono trasferiti”, chissà dove. Pazienza, indosserò i livais presi a sei dollari. E poi dicono che Manhattan è cara.


“Ci dovrebbe essere un Lower East Side nella vita di ognuno.” Irving Berlin

La metafora della grande cipolla è la più calzante per il quartiere che - dopo aver sistemato la lunga coda di capelli finti che arricchisce la mia capigliatura - sto per attraversare. Il Lower East Side, infatti, si lascia scoprire strato dopo strato e ognuno rappresenta un decennio, un gruppo etnico, qualcuno. Infatti, ho un’emozione in più nel percorrerlo: qui c’è lo SIN-E, il locale in cui suonava Jeff Buckley, un musicista di cui solo da qualche anno, cioè dopo la sua tragica morte nel Mississipi, il mondo sembra essersi accorto. Inizio a riprodurre mentalmente le note di Last Goodbye. Se fumassi mi accenderei una sigaretta, per gustarmala con aria maledetta su una panchina. Ma per fortuna che non ho questo vizio, visto che in tutta Manhattan è permesso solo in cinque locali.

Supero negozietti artigianali o quasi, bancarelle punkabestia, negozi piccolissimi ed esclusivissimi di cd (se cercate qualcosa di Bill Laswell non mancate quello sulla Bowery), locali marocchini molto in voga, sushi freschissimi, ristoranti indiani profumatissimi e pub accoglienti, issimi anche loro.


Sono lontana dalla New York dei film e, nello stesso tempo, sono proprio lì. Infatti, la città deve veramente amarmi, perché sbuco a un incrocio con Delancey Street. La via in cui è stata girata una scena del mio film preferito: C’era un volta in America. Mi immedesimo in una di quelle donne ebree che il giovedì sera, negli anni Dieci-Venti, si recava a un mercato del quartiere per preparare il shabbat, mentre dieci metri più in là, i gangster ebrei, gli stessi interpretati nel film da De Niro e gli altri, si sparavano per inventare la loro America.

Prima puntata

29 June, 2008

Le storie nascoste


Se una domenica mattina vi trovate nel Lower East Side, mettete Sunday Morning nel vostro I-pod e dirigervi verso Union Square. Questa piazza è il cuore di Manhattan. E respirate, respirate le storie che vi scorrono davanti.

Come quella raccontata da Fabio Volo in Italoamericano, che sta andando in onda in questi giorni su MTV. Il duetto con Ivo lo trovo pessimo, ma quando vuole Fabio sa essere davvero poetico. Ci parla del Green Market, le cui bancarelle vendono solo cose prodotte a Manhattan, dalle uova al miele (la puntata la trovate qui, dove Fabio assaggia il miele che gli offre direttamente un’ape).

So che esiste anche un ingegnere iracheno che produce vino sulla terrazza della sua casa in centro – sempre a Manhattan - con tanto di etichette personalizzate. Pare che sia anche buono (ecco qui il video su di lui).

Se siete a New York, di domenica come in qualunque altro giorno, guardate sempre oltre quello che vedete. La parte più intertessante di Manhattan è quella che nessuna guida potrà mai raccontare. Perché succede una volta sola. E se siete attenti, proprio davanti a voi.

Ora Sunday Morning è finita. Entriamo in zona “brunch”. Il classico è mettersi in fila per andare da Bubby, ma il mio consiglio è di entrare al grande supermercato della piazza, comprare succhi di frutta freschi e ciò che più vi piace e mangiare nel giardinetto in mezzo alla piazza (anche se il Wi-Fi non funziona sempre). Non si sa mai dovesse sfuggirvi qualche altra storia incredibile Made in Big Apple.

Brano consigliato (solo di domenica): Absolute Beginners di D. Bowie. Altrimenti Stand dei R.E.M.
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