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09 November, 2012

Autumn in New York

E poi ogni tanto ti capita di pensare al profumo di Central Park in autunno, al fumo dei pretzel caldi, ai passi veloci delle donne sulla Fifth Avenue... e ti viene nostalgia di una amica, che viva dall'altra parte del globo. E allora, ZEC riparte...

02 January, 2011

Happy New York!


Il mio ultimo capodanno a Time Square risale al lontano 1998/1999. E non credo che si ripeterà mai perché, se tornassi a Manhattan per l’ultimo dell’anno, non tornerei certo lì. Ma come dice Matteo Caccia nella sua puntata del 31 dicembre su Radio 24 “è una cosa talmente assurda che almeno una volta nella vita va fatta”. Ecco io ho già dato.



Devo avere ancora in qualche moleskine del tempo tre o quattro coriandoli piovuti dal cielo a mezzanotte. Non so neanche come feci a raccoglierli visto che ero ibernata. Ma, forse mi aiutò qualcuno.

New York, Snow in Central Park - Snowrricane February 27, 2010

Eppure, dopo tutti questi anni, New York è ancora la città più succulenta che la mia mente vorrebbe mordere. Un hamburger da addentare, un macinao di arte, musica, sensazioni e suggestioni nuove, da ighiottire voracemente.


Mi basta pensarla per sentirmi in un secondo sulla Fifth Avenue, all’inizio di una delle mie interminabili camminate...


Quest’anno da Fao Swartz era possibile per 48 dollari costruirsi la bambola a propria immagine e somiglianza. E i bei modelli seminudi di Abercrombie hanno continuato a sfoggiare le loro “tartarughe” anche con 20 gradi sottozero. Alla Tv italiana - con mio rammarico - non hanno trasmesso Serendipity, quindi lo ho noleggiato.


Nerw York è lì. La città rtitenuta dal feng shui quella che gode della posizione energetica migliore che si possa immaginare, è una tappa necessaria per chi ha sempre sete di emozioni. Sete o fame? Prima parlavo di hamburger... È uguale, perché a New York si sta bene anche andandoci solo con la mente. Non è la stessa cosa ma per qualche secondo, se chiudo gli occhi, riesco a sentire gli odori e i rumori delle sue strade, come se fossi lì... lo dice anche Billy Joel.: New York è uno stato mentale, innanzitutto.

16 September, 2010

La New York graffiante

Amici maschi perdonatemi, credo che questo articolo vi interesserà poco ;)




Absolutely Alice, dedicato alla celebre favola, Can you tapas it? come omaggio alla Spagna o I pink of you, per una scelta più romantica. Ma ancora: Suzy e il bagnino, Blue my mind, Coney island Cotton candy

Sono tutti nomi dei fantastici e spettacolari colori degli smalti OPI (pronuncia: opiai). Oltre ad essere resistenti e di ottima qualità, sono anche i prodotti più trendy in fatto di manicure.



Da pochi mesi, ad esempio, è uscita una linea di smalti abbinati al laptop della marca Dell, tra cui l'imperdibile nuance I’m not really a waitress.


I prodotti si trovano anche in Italia ma… costano il doppio. A Milano c’è anche un centro OPI per manicure e pedicure impeccabili. Se volete divertirvi un po’ a giocare con i colori andate qui.



La cura delle unghie è sempre stata un’ossessione per la maggior parte delle donne americane e nella stessa Manhattan, soprattutto nel Village, ci sono tantissimi negozietti che per 10 dollari (più mancia) rimetteranno in pochissimo tempo le vostre unghie a nuovo.

Dunque, non poteva mancare la SPA delle unghie (a proposito sapevate che il termine SPA significa salus per aquam=salute tramite l’acqua in latino?) a cinque stelle.


Ce ne sono tre, due nel Village e uno nell’Upper East Side. Sto parlando di Jin Soon, coreana, che prima di aprire i suoi lussuosi centri era nota in tutta NY come "Bicycle Jin" in quanto girava per tutta Manhattan con la bici facendo manicure a domicilio.

È un posto incredibile e neanche carissimo: un trattamento per le mani con sale e oli essenziali costa 18 dollari, o un bagno nei petali freschi di rosa 23, considerando che la vostra vicina potrebbe essere Sara Jessica Parker, nota frequentatrice del centro.


Personalmente preferisco il Beauty Bar che dalle diciotto in poi offre per soli 10 euro Manicure+Martini, quindi chiacchiere, musica, cocktail e bellezza.


Avete già scelto il vostro colore preferito? A me piace el Dulce de leche, il dolce di latte.

20 July, 2010

Taxi Driver


Sono circa tredicimila. Per questo, se alzate un braccio, è quasi matematico che nel giro di un minuto se ne fermi uno. Sto parlando dei famosissimi taxi di Manhattan, gli yellow cabs. Alcune raccomandazioni: a parte fare attenzione ai diritti di precedenza (assicuratevi di non rubare il taxi a qualcuno che aspettava da prima di voi), ricordate di essere molto precisi nel comunicare il vostro indirizzo: non basta dire la via, ma dovrete specificare la cross street (cioè la via più vicina al numero civico che vi interessa che incrocia la strada in cui siete diretti). Esempio: se dovete andare sulla Quinta al numero X, non serve dire Fifth Avenue numero X, sarebbe meglio “Quinta tra la quarantacinquesima e la quarantaseiesima”. Comunque, esiste un video per i turisti che spiega esattamente come prendere un taxi a Manhattan: How To Take a Cab in New York City.


La verità è che gli autisti dei taxi sono per la maggior parte pakistani, o provengono da posti lontanissimi, e nessuno capisce un tubo di inglese, quindi alla fine, anche questo meticoloso video lascia il tempo che trova.


Quello che invece trovo molto interessante, sono le numerosissime storie legate ai taxi di New York. A partire dai film: tutti abbiamo visto Taxi Driver con un indimenticabile De Niro.
In meno abbiamo visto per fortuna la pellicola con Gisel (sì sì la fotomodella) in New York Taxi
una parte ricorderà l’episodio newyorkese del film Tassisti di Notte. Tutte storie taxi addicted.
Anche se il tassista che mi piacerebbe incontrare resta sempre lui, il mitico George del video Father Figure (1987).


Ma ce ne è una in particolare, che mi ha divertito particolarmente ed è quella di Melissa Plaut. Qualche anno fa, Melissa, una laureata trentunenne americana, era impiegata come copywriter presso un’agenzia famosa di Manhattan, ma evidentemente, l’ambiente pubblicitario non le dava più stimoli, così, lasciò tutto e iniziò a fare la tassista a New York, annotando, fotografando, e trascrivendo tutto ciò che incontrava in questa sua nuova vita vista da un sedile di un’auto sul suo blog NEW YORK HACK.


Il suo sito divenne seguitissimo da tutta Manhattan (pare che uno degli scioperi più rispettati sia stato annunciato proprio con un suo post) e alla fine Melissa ha raccolto tutto in un libro, vendutissimo in America, intitolato How I Stopped Worrying About What to Do With My Life and Started Driving a Yellow Cab (come ho smesso di preoccuprami di cosa fare della mia vita e ho cominciato a guidare un taxi) e ora fa la scrittrice. Repubblica scrive riguardo alle storie contenute nel libro:

Dalla donna sulla trentina "decisamente molto incinta" che passa il tempo a cambiare idea su dove vuole essere portata mentre sta al telefono e, una volta messo giù, si scusa: "Mi dispiace ma mio marito continuava ad urlarmi ordini per telefono". Alla bionda affascinante sulla ventina che continua a chiacchierare al cellulare con qualcuno che sta da Burberry's e racconta di una litigata del suo amico Aaron con Jordan, ma proprio sul più bello scende: "E tristemente, non saprò mai come è andata a finire, maledizione", dice Melissa (intervistata dalla CNN).


Ma passiamo a un altro miniracconto divertente, che leggo su Newyorkesi di Tiziana Nenezic, libro che consiglio spassionatamente a chi vuole conoscere il New York’s way of life più autentico:

“tra i miei episodi newyorkesi preferiti mi sento in dovere di includere quello che ha come protagonista il disco-taxi, un yellow cab che si aggirava per il Village fino a non molto tempo fa con tanto di palla strobosopica, misica anni Settanta e una cornucopia di cioccolata, leccalecca e caramelle che andavano dai classici Mars ai Chupa-Chupa al mou. Che figata! Il tutto, musica, dolciumi e verve del tassista, totalmente gratis…"

Certo, più ripenso a Melissa e più mi dico che anche io faccio la copywriter e ho la patente. Mi mancherebbe solo il coraggio di viaggiare di notte con dei perfetti sconosciuti...

17 August, 2009

DEAR SIBIGIBI

Se il sindaco di New York volesse chiamare una street di Manhattan con il mio nome, sicuramente mi piacerebbe che fosse scelta Delancey Street, dove sono state girate alcune scene di C’era una volta in America. Ma io non sono Bono Vox. Infatti, in occasione del nuovo disco degli U2, un tratto della 53sima si chiamerà temporaneamente U2 Way.


Un bel segnale per la musica, dopo la pesante chiusura - per debiti - del mitico CBGB (si pronuncia sibigibi) nel 2006. Questo locale, nato negli anni Settanta, oltre a essere la patria del Punk americano e mondiale (ad esempio: Ramones, Television, Patti Smith, Blondie, Police) ha davvero visto esibirsi i gruppi e i cantanti che hanno scritto la storia della musica rock/pop. Impossibile davvero nominarli tutti (nel 1993, ci suonò anche Jeff Buckley. Controllate qui se anche il vostro gruppo preferito ci ha suonato).

Bagno del CBGB, foto presa dal sito ufficiale.

Il suo fondatore, Hilly Kristal, aveva intenzione di trasportare tutti i pezzi del locale a Las Vegas per ricostruire un nuovo CBGB. "Ho preso tutto, i bar, il palco, i cessi dove Joey Ramone ha fatto la pipì insieme a me. Ho preso tutto ciò che ha fatto di questo posto il CBGB". Purtroppo, Hilly ci ha lasciati nel 2007.

Hilly Kristal

Così, il tempio della musica di Manhattan ospita oggi un negozio di vestiti, dello stilista John Varvatos, che ha tentato di lasciare il più possibile inalterato il luogo. La sua immagine continua a essere collegata alla musica, infatti, i testimonial della sua ultima campagna pubblicitaria sono i Franz Ferdinand.

la campagna pubblicitaria di Varvatos

Esiste però una cosa che ancora si può fare se vi siete persi il CBGB vero. Un giro virtuale che vi trasmetterà comunque una piccola emozione. Cliccate qui e fate visita alle stanze con la più alta concentrazione di energia musicale al mondo. Da non perdere, la dressing room e il bagno degli uomini.

Homepage del sito del CBGB

Per i veri nostalgici, è uscito il libro “Decades of Graffiti” (pubblicato da Mark Batty Publisher, autore John Putnam).

Alcune pagine del libro.

Addio Sibi, e grazie.

17 July, 2009

Due passi nell’isola che non c’è più

t




Guerrieri... giochiamo a fare la guerra?
(Luther ai Guerrieri quando li raggiunge a Coney Island)

Il mare d'inverno. Una sensazione che rende malinconici: sembra di vedere le ragazze in costume, i cocktail colorati, i bagnini che soccorrono impedite signore e bambini che giocano con le formine. Invece, di inverno, è tutto fermo e si sente solo il meraviglioso rumore del mare. Moltiplicate questa sensazione di malinconia di perdita per milioni di volte e capirete cosa significa oggi ritrovarsi a Coney Island.


Questa penisola a ovest di Manhattan vanta una storia davvero gloriosa. Oltre ad essere stato un centro di villeggiatura molto in voga all'inizio del secolo, qui è nato l'hot dog, il Luna Park, ed è stato girato un film cult, I Guerrieri della notte (e poi sarà vero che in nome di Conegliano veneto derivi proprio da questa località?). Una storia che finì in seguito ad un incendio che nel 1932 costrinse gli abitanti ad abbandonarla.


Quando si scende dalla metro, le vetrate della stazione sono colorate e hanno delle raffigurazioni balneari o circensi: la bambina con il gelato, il giocoliere… ma siamo scesi a Disneyland? Bastano pochi passi per rendersi conto di quanto questo sia uno dei posti più fatiscenti (e mi hanno confermato anche più pericolosi quando cala il sole) di New York.


Mentre si attraversa la strada principale per raggiungere la spiaggia, nella mente di chiunque partirà una musichetta da giostra, inquietante quanto ripetitiva. Al nostro fianco, ci lasceremo alle spalle ex hotel, ex ristoranti, ex botteghe. Come se non bastasse in alcuni casi non si capisce se ci troviamo davanti a un garage abbandonato o a un magazzino effettivamente in uso.


I muri scrostati mantengono ancora la vivacità del poco colore rimasto, Coney Island doveva essere blu, rossa, arancione un trionfo di luci. Ed ora ecco qui un posto che inspiegabilmente è abbandonato a se stesso, anzi in mano alla criminalità russa.


Quest’aria priva di respiri diventa insopportabile alla vista del celebre Luna Park con la grande ruota. Ci si immedesima nei meccanismi arruginiti e l’unico desiderio è quello di correre verso il mare.

La spiaggia di Coney Island è bellissima. Larga, di sabbia. Si respira qui, e il mare ancora è vivo, per fortuna.


Non ci ritornerò, se non quando la ristruttureranno (mi dicono degli italiani di Brooklyn che potrebbero arrivare le sovvenzioni statali necessarie a renderla nuovamente una località divertente e vivace come un tempo). Ma sono stata contenta di aver spezzato l'ansia di futuro della City, con questa vecchia foto in bianco e nero, dove la ruota gira, gira, gira...senza muoversi di un centimetro.

29 March, 2009

無印良品。Zen and the City in a bag.

No Brand Quality Goods.
Così recita il payoff della famosa casa giapponese Muji, nota per la linea essenziale e senza marca che contraddistingue da sempre i suoi prodotti (Muji significa proprio questo: prodotti di qualità senza logo).
Dall'oggettistica al servizio floreale, dal food alla realizzazione di vere e proprie abitazioni, in Giappone l'azienda si è ramificata in numerosi e strategici ambiti, seguendo i principi della filosofia Lohas (Lifestyles of Health and Sustainability), un nuovo stile di vita orientato alla concezione dello star bene secondo natura e sulla base di scelte eco-sostenibili.


Tra le novità dello scorso anno spicca l'originale collezione City in a Bag: dentro un sacchetto di cotone troviamo una divertente composizione di piccole sculture in legno, che ritraggono nei tratti salienti le quattro più famose metropoli del pianeta: New York, Tokyo, Londra e Parigi.


Anche da Fao Schwarz a Manhattan, c'era fino a poco tempo fa tutta la città ricostruita in LEGO, un'opera davvero mastodontica. Ma il minimalismo di Muji è insuperabile. Lo store no-logo ha aperto qualche anno fa in due differenti sedi, due ospitate nel MoMA Design Store, sia a Spring Street che sulla 57sima e altre sparse per l'isola (una si trova anche a Time Square).

01 January, 2009

明けましておめでとうございます。Happy New Year 2009.


Forse state passeggiando a zero gradi per le scintillanti vie di Soho, oppure per le insolitamente tiepide strade di Ginza; o magari, siete semplicemente davanti a un buon bicchiere di vino nel salotto di casa.
Ovunque voi siate, Zen and the City ringraziano per essere state seguite fino ad ora e vi aspettano per raccontarvi tante nuove avventure tra New York e Tokyo.
Per continuare a viaggiare, anche da fermi.

Buon Anno Nuovo 2009.
Happy New Year 2009.
2009年、明けましておめでとうございます☆

06 August, 2008

Popcorn & Chocholate.


La serendipidità è la “capacità di cogliere e interpretare correttamente un fatto rilevante che si presenta in modo inatteso e casuale nel corso di una ricerca.” Se volete approfondire l’argomento e nello stesso tempo vedere tanta Manhattan, allora noleggiate Serendipity, Quando l’amore è magia. Il titolo (vi avverto è una commedia leggera e anche un po’ smielata) si riferisce alla capacità sopraccitata, ma anche a un famoso bar sulla 60th Street, dove servono uno strepitoso frozen hot chocolate. Parlando con il gestore di un locale romano, ho scoperto che i proprietari sono italiani. No, non è il bar di Harry ti presento Sally, quello si trova al 205 della East Houston, nel Lowes East Side. Potete ammirarlo nella foto.

(writed by the City, selected by Zen)

31 July, 2008

Addio banane.
















Il mondo sembra impazzito per una nuova marca di abbigliamento casual. Così, in pochissimo tempo, Abercrombie&Fitch ha reso gli istituzionali negozi di Banana Republic dei ritrovi per passatisti.
A Manhattan, una folla di teen-ager – e non solo – riempie ogni giorno il nuovo negozio sulla Fifth Avenue. All’entrata, si alternano dei bellissimi ragazzi in jeans (nel senso che indossano solo quelli) che ti salutano con sussurrati ”Are U doing…” e tu vorresti avere un decennio di meno, se sei nata prima degli anni Ottanta. Varcata la soglia, si viene avvolti da un profumo che sembra un po’ un Calvin Klein dei poveri, troppo persistente e agrumoso, che non si attenuerà in nessuno dei tre piani. Il livello della musica provoca un effetto simile a quello che scatenarono a Roma i decibel degli U2, quando durante il concerto la gente chiamava i pompieri pensando al terremoto. Però, in questo delirio plurisensoriale, la vista è pienamente appagata da commessi e commesse impeccabili, che nella penombra (sono illuminate solo le pareti con la merce esposta, per il resto buio assoluto) ti invitano ad avere un nice day.
I pochi pezzi della collezione Abercrombie&Fitch (davvero pochini) lì dentro sembrano racchiudere il senso della vita. Una t-shirt costa 29 dollari. Impossibile non comprarla. Ma ricordate: nel negozio è severamente vietato fare foto. A parte qualche eccezione…

(re-posted by Zen, ma dopo tocca a the City... ^^)

28 July, 2008

Tre mesi, trenta post, tremilatrecento clic.


Trenta post all'attivo e più di tremilatrecento visite in soli tre mesi di attività. Alla luce di questi davvero inaspettati risultati, qui su Zen and the City l'emozione è forte.

Mentre la scaramantica Zen si crogiola nella sua estasi aritmetica, in quanto il 3 è annoverato tra i suoi numeri fortunati, l'esperta enologa the City sceglie la bottiglia giusta da stappare. Perché un'occasione del genere merita un festeggiamento appropriato.

Durante il mese di agosto vi ripresenteremo alcuni dei post che hanno avuto più successo, soprattutto in termini di clic, per poi riprendere a settembre con le nostre nuove recensioni.
Zen sceglie le recensioni di the City e viceversa ^^
Come al solito a voi la parola, che ci seguite con preziosa costanza e ci fate felici attraverso i vostri sempre graditissimi commenti (a cui abbiamo dedicato uno spazio apposito in alto a destra^^).

Thank you very much and hope to see you again :-)
本当にありがとうございました。これからも、どうぞ宜しくお願いします☆

30 May, 2008

Addio banane.
















Il mondo sembra impazzito per una nuova marca di abbigliamento casual. Così, in pochissimo tempo, Abercrombie&Fitch ha reso gli istituzionali negozi di Banana Republic dei ritrovi per passatisti. A Manhattan, una folla di teen-ager – e non solo – riempie ogni giorno il nuovo negozio sulla Fifth Avenue. All’entrata, si alternano dei bellissimi ragazzi in jeans (nel senso che indossano solo quelli) che ti salutano con sussurrati ”Are U doing…” e tu vorresti avere un decennio di meno, se sei nata prima degli anni Ottanta. Varcata la soglia, si viene avvolti da un profumo che sembra un po’ un Calvin Klein dei poveri, troppo persistente e agrumoso, che non si attenuerà in nessuno dei tre piani. Il livello della musica provoca un effetto simile a quello che scatenarono a Roma i decibel degli U2, quando durante il concerto la gente chiamava i pompieri pensando al terremoto. Però, in questo delirio plurisensoriale, la vista è pienamente appagata da commessi e commesse impeccabili, che nella penombra (sono illuminate solo le pareti con la merce esposta, per il resto buio assoluto) ti invitano ad avere un nice day. I pochi pezzi della collezione Abercrombie&Fitch (davvero pochini) lì dentro sembrano racchiudere il senso della vita. Una t-shirt costa 29 dollari. Impossibile non comprarla. Ma ricordate: nel negozio è severamente vietato fare foto. A parte qualche eccezione…

28 May, 2008

Benvenuti su Zen and the City.


Dai segreti del Lower East Side alle meraviglie del Kinkakuji, dall'improbabile Grey's Papaya all'inedito maccha au lait, dal bar di Harry ti presento Sally alle perle di Zatoichi, un viaggio per vivere emozioni autentiche anti-cliché.

Se vuoi andare a New York e cenare nel ristorante più trendy del momento o se cerchi le dritte per il tuo prossimo viaggio a Tokyo, benvenuto in Zen and the City, il primo blog che ti parla di due metropoli affascinanti, senza luoghi comuni.

Arte, cinema, gastromia e cultura.
Puoi viaggiare con in tasca degli indirizzi preziosi o semplicemente entrare in questi due mondi – così diversi – solo con un click.

Have a good trip e いってらっしゃい。
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