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29 July, 2010

富士山に登る。Alla conquista del Fuji-san (reloaded)


Avete presente quel meraviglioso monte dalla cima innevata che faceva capolino nei cartoni animati giapponesi che vedevamo da bambini? Immancabile in ogni rappresentazione del Giappone, tanto amato da essere soggetto di ben 36 vedute artistiche del grande Maestro Hokusai. Ebbene, si tratta di un maestoso vulcano.

Ogni anno, dal 1° luglio al 31 agosto si apre ufficialmente la stagione per recarsi in visita alla montagna-santuario più alta del Giappone (3776 metri).
Pare che ogni anno siano in tantissimi a cimentarsi in questa estenuante impresa: secondo i dati del 2009, lo scorso anno è stato toccato il record, con più di 300000 visite e il classico picco nel weekend dell'Obon (festa che coincide con il nostro Ferragosto). vediamo cosa succede quest'anno.

Con una manciata di giorni di riposo a disposizione, anche la vostra Zen lo scorso anno ha colto l'occasione per scalare il maestoso kazan.

foto di Yuichiro Watanabe

Vestita a cipolla, scarpe da trekking e zaino stipato di acqua, caramelle e cioccolatini, mi sono cimentata in una delle arrampicate più famose del mondo.
La scalata al Fuji-san è scaglionata in 9 livelli, chiamati go-me. Ogni livello è provvisto di una fornita area di sosta, con bar, toilette e pronto soccorso; è inoltre possibile pernottare in spartane baite. Il quinto go-me è l'ultimo punto in cui si può arrivare con i bus e i servizi di collegamento con la valle, è perciò il più gettonato per iniziare la scalata.
Tempo stimato per l'ascesa: 9 ore. Il ritorno si compie in metà tempo ma la discesa è particolarmente ripida.


All'inizio l'impresa può sembrare facile. Infatti, nonostante il terreno sia sterrato, la salita non è particolarmente ripida e gli alberi regalano un po' di ombra.
Inoltre, i recenti lavori stradali hanno arricchito il percorso con gradoni facilmente praticabili anche dai bambini.
Dal sesto livello, però, la strada si fa improvvisamente ripida e scoscesa. L'aria è ancora ricca di ossigeno e con un po' di costanza si può arrivare al settimo livello, ma si è a meno di un quinto dell'estenuante percorso che porta in cima, e sono in molti gli scalatori che si arrendono al livello successivo.

Con il naso all'insù

Man mano che si sale in cima l'aria si fa sempre più rarefatta e le rocce vulcaniche prendono il posto della strada sterrata.
Piante e insetti si fanno sempre più rari, il cielo è offuscato da dense nubi.
Ci si ritroverà presto a scalare con mani e piedi; nelle zone più dure sono presenti catene e maniglioni piantati nella roccia a cui aggrapparsi.

Sul tetto del Giappone

Arrivati all'ottavo livello, il panorama si fa davvero surreale. Se si guarda in giù ci si spaventa per l'infinità della strada percorsa, ma il tratto più difficile deve ancora arrivare e la vetta non è ancora visibile. Potrebbe definirsi in qualche modo il punto di "non ritorno": la stanchezza rende un incubo anche la discesa, e con un po' di riposo i più orgogliosi potranno riprendere fiato per portare a termine l'arduo compito.

il torii del nono go-me

Gli ultimi 200 metri in altezza sono in assoluto i più duri, e richiederanno almeno un'ora per essere completati. Intorno a voi roccia nera, polvere e pochi scalatori superstiti che, come voi, hanno intenzione di oltrepassare quel meraviglioso torii bianco lassù in cima.


La visione dell'enorme cratere, imbiancato di neve e ghiaccio anche in piena estate, vi riappacificherà con il mondo. Ma niente è paragonabile all'alba che potrete ammirare soltanto il giorno dopo.

06 July, 2010

煎餅。Senbei, i crackers delle meraviglie (reloaded).


Chiunque si avvicina alla cultura giapponese rimane subito affascinato dalla cura con cui qualsiasi oggetto viene realizzato, sia nella forma che nei colori.
In ambito culinario, chissà perché, si pensa in genere che le cose troppo belle non possano avere un buon sapore, invece... che sorpresa quando assaggiai per la prima volta i senbei, i tradizionali crackers di riso giapponesi.

Più o meno tutti i giapponesi bevono regolarmente tè verde giapponese, generalmente accompagnato da piccoli dolcetti dalle forme graziose e delicate, che stemperano il gusto a volte troppo amaro di questa preziosa bevanda; ma in Giappone si usa anche abbinare minuscoli snack salati durante la degustazione del tè (o della... birra).

I senbei si dividono in diverse tipologie per forma, colore e gusto (esistono anche 15 tipi di senbei dolci); tra quelli salati sono degni di nota gli arare, tipici dello Hinamatsuri (la festa delle bambine, celebrata ogni anno il 3 marzo) ma consumati durante tutto l'anno, e non troppo difficili da reperire nei nostri japanese & korean market.

Tra i kyo-arare ci sono i bellissimi hana-yose. Croccanti corolle con polvere di aonori, ma anche i dolci zarame, con zucchero cristallizzato. Oppure bocconcini avvolti in sottili foglie di alga nori, o piccole foglie delicatamente aromatizzate all'alga konbu...


E ancora fragranti salatini al goma (sesamo), oppure al kuromame (fagioli neri), di cui sono veramente addicted.


Per non parlare dei deliziosi e croccanti crackers a forma di sakura, al gusto di ebi (gamberetto).
Vi avviso, però. Dopo il primo crackers, difficile fermarsi...

13 April, 2010

お花見。Sakura, lo spettacolo dei ciliegi in fiore. Seconda parte.


Viale che costeggia le sponde del Sakaikawa

Durante l'ultimo post vi avevo portato a passeggio a Shibuya e sulle rive del fiume Sakaikawa, che in questi giorni scorre beato adornato da migliaia di petali rosa.

Barche ancorate sul Sakaikawa

Ogni giorno le sue sponde vengono percorse da gente più o meno indaffarata, magari in compagnia del proprio cagnolino o di corsa in bici chissà verso quali mete. Un luogo incantato dove ogni giorno si compiono semplici gesti di vita quotidiana.


Batuffoli di Sakura, Yoyogi Koen

Atmosfera un po' più movimentata invece quella che si respira nei maggiori parchi della città, pieni di nugoli di visitatori anche nei giorni feriali.
Un telo blu steso sull'erba, tanti bento box colorati e ripieni di qualsiasi delizia, una radiolina che gracchia.

Bento colorati, Shinjuku Gyoen

Ma tutti, proprio tutti con il naso all'insù, per ammirare questo incredibile spettacolo che ogni anno richiama migliaia di persone da ogni dove. Basta una folata di vento per far partire il generale coro di oooooooh dei fortunati spettatori.

Sakura, Yoyogi Koen

Una bella doccia di petali, per poi tuffarsi ancora nella bontà dei cibi gustati all'aria aperta, finalmente accarezzati dai primi raggi di sole dopo un lungo e freddo inverno.

Spettacolo brevissimo da ammirare con calma e fino in fondo, per fare una bella scorta di poesia fino all'anno prossimo.

I petali di questi piccoli e delicati fiori ormai svolazzano sparsi per le vie della città, e sui rami dei ciliegi stanno già prendendo il sopravvento nuove tonalità di verde.

Petali di fiori leggeri e delicatissimi, così belli e intensi nella loro fragilità.
Bye bye sakura, arrivederci al prossimo anno.

17 March, 2010

世界のお塩。Sapore di sale.

fonte Wikipedia.jp

Non solo bianco ma anche rosso, rosa, verde, nero.
Una vera e propria filosofia quella del sale, che in Giappone è considerato alla pari di una spezia pregiata, importato da tutto il mondo e apprezzabile nella varietà dei suoi colori, sapori e profumi. Ecco quindi la nascita del Sommelier del Sale, nuova figura professionale in grado di distinguerne l'origine, la storia e le proprietà benefiche, al fine di orientare il consumatore a un utilizzo più consapevole e allo stesso tempo piacevole di questo prezioso ingrediente.

Ma andiamo per ordine.
Nell'Arcipelago si produce quasi esclusivamente sale marino tramite evaporazione o ebollizione (antico metodo importata dalla Cina) di acqua di mare.
Tra i sali marini prodotti internamente è protagonista il sale di Okinawa, nella sua purezza cristallina o spesso miscelato con altri ingredienti che ne esaltano il gusto e donano speciali tonalità cromatiche, come il beni-imo 紅芋 (patata viola tipica di Okinawa).


Sotto forma di halite (o più comunemente salgemma) è invece praticamente assente: ecco quindi svelato il successo di questo incredibile business, che permette alle cuoche del Sol Levante di personalizzare le proprie ricette con un pizzico di sale di roccia proveniente da ogni parte del mondo.

Come il sale nero di origine vulcanica, o quello rosso delle Isole Hawaii chiamato Alaea, raccontato brillantemente su Le curiosità golose nell'accuratissimo post di Elisa.
Per arrivare a quello più famoso e onnipresente nelle mensole delle cucine giapponesi (compresa la mia, lo confesso): il sale rosa dell'Himalaya, bellissimo nelle sue tonalità cristalline ed efficace nel trattamento delle affezioni delle vie respiratorie.


Il sale rosa dell'Himalaya viene spesso miscelato con polvere di maccha (il tè verde utilizzato nella Cerimonia del tè). Da questa splendida unione nasce un profumato sale, utilizzato per condire gustosi piatti di tenpura.

Fonte Katsufujiya

Come recita la welcome page del sito SaltExpò, evento internazionale itinerante dedicato al sale in tutte le sue declinazioni, quello del sale è "un mondo dai mille colori".
Aggiungerei anche "dalle mille idee regalo", data la bellezza e la varietà delle confezioni acquistabili ormai ovunque.
Chissà se anche voi avete il vostro sale preferito. Io custodisco un prezioso barattolino di Sale di Sardegna, che utilizzo nella preparazione di alcuni piatti tipici, ricevuto in dono da una carissima amica. Giapponese :)

22 February, 2010

風呂敷。Furoshiki, 100% Japan.

fonte Rakuten

Chissà quante di noi hanno conservato quello scampolo di tessuto colorato, o quello scialle un po' retro nel baule delle cose che è un peccato buttare "e poi non si sa mai".
Bene, è giunta l'ora di ripescare tra i nostri ricordi. Per abbattere sensibilmente il nostro impatto ambientale ed essere gentili nei confronti del Pianeta si può partire da un quadrato di stoffa, quello che in Giappone è chiamato furoshiki.

L'usanza di avvolgere oggetti nel tessuto si perde nei secoli; in Giappone, in particolare, si usava trasportare il cambio di vestiti da indossare dopo il furo 風呂(il bagno caldo) in un quadrato di stoffa steso e ripiegato annodandone i lembi. Durante l'epoca Edo questo fazzoletto prese appunto il nome di furoshiki, ed è tuttora parte integrante della vita quotidiana giapponese.

"Seigawa pink", una delle stupende fantasie dei furoshiki di Kakefuda

Ecologico, facilmente trasportabile e, soprattutto, chic. Il furoshiki è una personalizzabile alternativa all'eco bag, può essere infatti annodato in tanti modi a seconda degli oggetti che vogliamo trasportare e diventare un oggetto di design da abbinare al nostro fashion style.

Basta un furoshiki di circa 100 cm di lato per creare una splendida drop bag, da utilizzare per esempio al supermercato al posto del sacchetto di plastica.

fonte Kakefuda

Bellissimo e incredibilmente comodo il sistema di chiusura del furoshiki studiato apposta per trasportare due bottiglie di vetro insieme: basta posizionarle come nell'illustrazione seguente, avendo l'accortezza di lasciare circa 5 cm di spazio tra i fondi delle due bottiglie e annodare bene.

fonte Kakefuda

Se invece volete creare una borsina comoda da utilizzare tutti i giorni, cercate nel cassetto dei ricordi anche un paio di bracciali rigidi e tondi.

Fonte Rakuten

Prendete due lembi per volta dallo stesso lato del furoshiki e annodateli a ciascun bracciale seguendo le immagini qui sopra. Per ottenere una borsina dalla forma graziosa e tonda, nascondete al suo interno un cestino di vimini.

Se vi siete appassionate a questa semplice ma efficace idea, potete trovare 14 tipi di musubikata (modi di annodare il furoshiki) qui, presso il sito del Ministero dell'Ambiente giapponese.
È inoltre di recente pubblicazione un ricco e completo volume in italiano, Foulard Creativi, con il quale potrete realizzare splendide eco-bag, pochette e tsutsumi originali per i vostri regali.

21 January, 2010

ウォシュレット。La rivoluzione della toilette.

Innovazione e design del Washlet GL della TOTO

Se ne parla in tutto il mondo, magari spunta un sorrisino oppure si palesa un'aria esterrefatta.
Ma è un'espressione limitata a chi non ha mai fatto l'esperienza; tutti gli altri l'aria ce l'hanno bella soddisfatta.

Stiamo parlando del vero e proprio movimento culturale del bagno, della toilette per intenderci, iniziato in Giappone agli albori dello scorso secolo per mano dell'azienda assolutamente leader incontrastata del settore: TOTO.

Proprio come si usa negli UK e in altri Paesi del mondo, in Giappone la toilette si trova in una stanza separata, assolutamente priva di riscaldamento e dalle dimensioni decisamente ridotte. L'evoluzione del concetto "andare in bagno=tortura", con quello molto più interessante "andare in bagno=piacere", è alla base del successo di questa idea. Qui trovate un video esplicativo di come funziona la tecnologia delle toilette giapponesi.

Nell'arco di quasi 100 anni, attraverso scoperte tecnologiche e scientifiche che hanno cambiato la vita del genere umano, la TOTO ne ha fatta di strada: in tanti avrete sentito parlare delle incredibili console di cui sono dotate le toilette giapponesi.

Si potrebbe dire che a queste toilette manca solo la parola. Ed è questo il concetto su cui si basano gli spot dell'azienda:



Comunque non disperate. Se l'idea "all in one" non vi convince, per il mercato occidentale la TOTO produce anche bellissimi bidet, vasche da bagno e accessori dal design avvenieristico.


Foto dal sito della TOTO

22 December, 2009

クリスマスケーキ。A Tokyo il Natale è dolce.

Christmas cake di Goro's

Se parliamo di dolci, a Natale niente panettoni, pandori & co sulle tavole giapponesi.
La protagonista assoluta di questa festa (puramente commerciale e completamente slegata dalla religione Cristiana) è la Christmas Cake, nella sua versione classica di panna e fragole o nelle varianti più creative con crema di nocciole, cioccolato o tè verde.


Piccolo capolavoro della Pasticceria Naoki

Queste bellissime e buonissime torte sono acquistabili presso le migliori pasticcerie, sotto ordinazione e soltanto durante il periodo di Natale.

Sebbene l'atmosfera sia completamente diversa rispetto a quella tipicamente italiana, con il suo viavai di persone indaffarate alla ricerca dell'ultimo regalo, anche per le strade di Tokyo in questi giorni è tutto un tripudio di luci e colori. Bellissime le luminarie di Roppongi, uno dei quartieri più eleganti e internazionali della Città, tra le più visitate insieme a quelle di Omotesando.


E per una pausa caffè durante lo shopping natalizio niente di meglio del nuovissimo AirFrance Cafè di Roppongi Hills, con vista esclusiva sulla Tokyo Tower.

20 September, 2009

新米。Riso fresco e altre delizie d'autunno.


Spostandosi davvero di poco dalle principali metropoli, durante l'estate in Giappone non è assolutamente difficile imbattersi in immense e verdi distese di risaie. Fare jogging la mattina presto tra i campi, poi, è qualcosa che rimette davvero al mondo.

Proprio in queste settimane si sta concludendo la raccolta del riso.
Ogni anno, il 23 novembre viene celebrata la Festa del Raccolto 新嘗祭, ricorrenza che si dice risalga addirittura al 678 d.C. Dal 1948 nello stesso giorno si celebra anche la Festa del Lavoro 労働感謝の日.

fonte http://mangetsua.exblog.jp/

In Giappone si contano una quindicina di varietà di riso più o meno rinomate a seconda della zona di produzione. Tra questi il sasanishiki, che per le sue eccellenti proprietà di mantenimento del sapore anche una volta raffreddato è indicato come il migliore per la preparazione del sushi.

sushi giapponese e italianissimo Franciacorta, accoppiata vincente

Quasi in tutta l'Asia il riso è la base dell'alimentazione, così come da noi il grano. Ma già da diversi anni la produzione nazionale giapponese non è assolutamente sufficiente a coprire il fabbisogno della popolazione, perciò negli ultimi anni le importazioni sono cresciute notevolmente, in particolare dall'America e dalla Cina. Non solo le città si sono estese a dismisura sottraendo terra alle risaie, ma la stessa alimentazione è profondamente cambiata in seguito alla sua occidentalizzazione.

Per i veri estimatori della cucina giapponese non è comunque difficile distinguere il riso importato da quello prodotto in Giappone; il prezzo è sensibilmente diverso, ma la qualità è assolutamente indiscutibile. In generale, basta diffidare dal riso che risulta troppo morbido e acquoso in bocca e privilegiare quello che mantiene lucidità e consistenza anche dopo la cottura.
Non dimentichiamoci poi che anche in Italia possiamo vantare un'eccellente produzione di riso, tant'è che per preparare i risotti e altre ricette italiane mi sono portata appresso una buona scorta di riso originario :)

08 September, 2009

洗濯情報。Le previsioni del bucato.

fonte www.tulip-tv.co.jp

Chissà quante volte avete rinunciato a fare il bucato perché "probabilmente stamattina pioverà", ma dall'azzurro cielo del Bel Paese non è caduta nemmeno una goccia. Oppure avete steso tranquillamente i vostri panni e, la sera, tornando a casa sotto l'acqua, avete pensato "ecco! ora devo rilavare tutto".

In Giappone questo problema si risolve ascoltando le news della mattina presto.
Verso le 7, munita di Asahi Shinbun e caffè espresso, accendo sempre la TV. Le previsioni del tempo arrivano puntuali dopo l'ampio spazio dedicato alla politica e ai fatti di società e costume, integrate dalle utilissime "previsioni del bucato".

Le previsioni del bucato a Okinawa, fonte www.otv.co.jp

Una piccola rubrica che in una manciata di secondi vi guiderà al quotidiano lavaggio dei panni, consigliandovi se è meglio stendere il bucato la mattina oppure nel pomeriggio, in base alle temperature e al tasso di umidità presente nell'aria.

Molto interessante è anche il successivo bollettino dei raggi ultravioletti.
Probabilmente siete già a conoscenza della maniacale importanza che per le donne giapponesi ha il mantenere la propria pelle bianca, "candida come la polpa delle pere". I raggi ultravioletti sono quindi dei terribili nemici da combattere con tutte le armi a disposizione, per esempio i famosi guanti neri che adornano le braccia delle fanciulle, soprattutto in estate.

fonte www.rakuten.co.jp

Ai quali si è recentemente aggiunta una futuristica visiera che le donne indossano mentre se ne vanno in giro in bicicletta a fare compere e commissioni varie. Pare che schermino addirittura il 98% dei raggi UV.

fonte www.rakuten.co.jp

Non amo più l'abbronzatura come una volta, ma confesso di non andare oltre alla mia giornaliera crema idratante viso con protezione solare 15. E di gioire segretamente quando sfilando la mia fede ancora lucida e sbrilluccicante vedo quel sottile segnetto bianco... :)

08 October, 2008

表参道でのニュース。Qualcosa di nuovo a Omotesando.


Qualche mese fa, in una fredda ma limpida giornata di sole, mi sono imbattuta in un vero gigante in costruzione. Quasi quasi ho provato pena per quel colosso che si erigeva timido per una delle vie più trafficate della Capitale del Sol Levante, Omotesando, mostrando le sue nudità attraverso sottili teloni. Tra le occhiate indifferenti degli indaffarati passanti, il mio stupore davanti alle evoluzioni della gru in cima.


A rivederlo oggi, mentre sfidavo la sottile pioggia autunnale per cercare di immortalarlo degnamente, mi sono un po' commossa. Si è fatto bello con le sue vetrate verticali ritmate e la sua silhouette un po' svasata, che ricorda certe pieghe base dell'origami.
In una citta come Tokyo, famosa per i suoi cambiamenti urbanistici repentini e a volte deludenti (che fine ha fatto il ristorantino di ramen all'angolo dello stradone???), è bello poter osservare la nascita di un nuovo elemento. Sperando che lo lascino lì, nel suo splendore di specchi, il mio amico grattacielo.

16 August, 2008

玄関。Ode al genkan.

(Continua la serie dei post "riproposti". Zen and the City vi danno appuntamento a settembre con i post nuovi).

Chiudo con precisione la porta del vecchio ascensore e, con grande coraggio, mi arrampico sull'ultima rampa di scale che mi separa beffarda dal poter decretare il ritorno a casa.
La porta blindata rimbomba alle mie spalle, getto la borsa sullo zafu vicino all'ingresso.
Tadaima. Sono tornata. Mi sfilo le scarpe e salgo sul mio tappeto sardo. Bianco, tessuto a grani con un motivo tradizionale. Un genkan sardonipponico, il mio.
Sistemo le scarpe con la punta rivolta verso l'ingresso e mi appresto a godermi il mio quotidiano, meritatissimo ritorno a casa.

In tutte le case giapponesi e in tantissimi locali, è d'obbligo levarsi le scarpe prima di entrare.
Il genkan è lo spazio adibito a questa funzione, e separa l'area interna da quella esterna. Generalmente è costituito da un atrio costeggiato da un armadio o da ripiani, dove si ripongono le scarpe e i vari accessori. Nella foto è ritratto il genkan di un ristorante tradizionale, con tanto di pedana centrale che aiuta a "guadare" l'ampio atrio.


O-agarinasai. "Salga pure, prego." Tramite un gradino si accede all'interno della casa o del locale, facendo ben attenzione a non salire con le scarpe nè a poggiare i piedi sul pavimento dell'ingresso. La padrona di casa provvederà a sistemare le nostre scarpe, allineandole per bene e con le punte rivolte verso l'esterno.

In tutte le case dei miei amici ho le mie ciabattine personali, e a casa mia riservo loro lo stesso trattamento. Dai miei genitori sono di spugna, bianche e morbide, con le ciliegie ricamate.
Dalla mia Sensei di pittura sumi, invece, tra le slipper a disposizione per noi allievi, prediligo sempre quelle aperte davanti e con l'incrocio.
Gli appartamenti di Tokyo sono spesso piccini e privi di terrazzo. Così ecco che il genkan diventa un piccolo deposito, un luogo da riutilizzare con destrezza: la mia amica ci tiene la bici e qualcuno... ci stende i panni :)

Non vi resta che godervi il piacere di ciabattare in casa d'altri e, mi raccomando: attenzione al fatidico buco sul calzino.
Se volete approfondire cliccate qui.

05 July, 2008

茶心。Chashin: il cuore del tè, per viaggiatori esigenti.


Secondo una ricerca condotta su un unico soggetto (la vostra Kazu) di età indefinita (eheh), è risultato che nonostante il sostanzioso numero di voli effettuati dall'intervistata, un particolare stato di tensione accompagna regolarmente il 100% dei suoi spostamenti. Della serie: mi trovo spesso in aeroporto in abbondante anticipo rispetto agli orari prestabiliti (a meno che non sbagli giorno oppure aeroporto, ma questa è un'altra storia... hem).

Da sempre terrorizzata dal giri giri (termine giapponese che indica le cose fatte "a pelo"), me la prendo comoda e mi concedo lunghe passaggiate per i negozi dei Terminal internazionali, ficcando il naso tra quegli scaffali patinati e illuminati a giorno, dove c'è sempre un profumo misto di prodotti tipici e acque di colonia e qualche signorina gentile che vuole aiutarti. Questo vagare senza meta, inoltre, mi aiuta a scaricare la tensione prima della partenza e, allo stesso tempo, ad appagare la mia incontenibile curiosità sulle ultime tendenze.

Mi son così ritrovata spesso a sbirciare tra cestini di profumati formaggi misti e lussuose confezioni di Champagne; oppure tra colorate scatoline di drugs dai promettenti effetti benefici; ma anche tra creazioni di importanti terracotte e leggerissimi vetri. Spesso trovando ispirazione per i miei miyage (souvenir) dell'ultimo momento. E in Giappone il souvenir è una vera istituzione, un oggetto che si colloca a metà tra l'obbligo e la nostalgia.



Nel Terminal 1 dell'Aeroporto Internazionale Narita di Tokyo, è stato creato uno spazio ad hoc per chi, come me, ama combinare dovere e piacere. Si tratta di un modernissimo concept store, chiamato Chashin (letteralmente "il cuore del tè"), dove è possibile sorseggiare diversi tipi di tè giapponese nell'Engawa Lounge e, allo stesso tempo, scegliere tra un piacevole assortimento di prodotti esclusivamente Made in Japan, selezionati in base agli alti standard qualitativi del MIJP (Made in Japan Project).
Una delle particolarità dello store è quello di proporre all'avventore oggetti tipici che racchiudono tradizione e qualità, rasentando la mania nella cura del particolare. Così ogni acquisto verrà impacchettato ad arte tramite le originali e soprattutto uniche tecniche nipponiche, utilizzando solo carta tradizionale noshigami.
Inoltre, c'è una bella novità per i possessori della Flying Blue Card. Presentandola, si ha diritto a un drink presso il Chasin's Cafè.

01 July, 2008

お守り。La fortuna in tasca.


Non poggio mai il cappello sul letto e, se regalo un portafogli, ci infilo sempre una monetina. Se ricevo in regalo qualcosa di appuntito pago prontamente pegno; e non auguro mai a nessuno buona fortuna.
"Se qualcuno ti spazza i piedi, non ti sposerai mai". Così da bambina mi tenevo ben lontana dalle scope. E guai a restituire un contenitore vuoto.

Ora qualcuno di voi penserà che sono superstiziosa... :)

In Giappone esiste una sconvolgente quantità di mamori, piccoli amuleti che si dice siano in grado di proteggerci nelle situazioni più disparate. Incidenti stradali, bocciature, malattie, povertà, sterilità; esiste un amuleto specifico per combattere qualsiasi tipo di avversità.
Questi deliziosi amuleti possono essere acquistati in qualsiasi Tempio. Infinite le forme e i materiali; stessa cosa riguardo ai colori. Tendenzialmente il rosso e il bianco, i colori nuziali in Giappone, la fanno da padroni quando si tratta di problemi di cuore. L'oro è quasi sempre presente, sia nei ricami che sotto forma di deliziosi campanellini. La forma è spesso quella di un sacchetto imbottito, contenente una preghierina personalizzata dal Tempio presso il quale si è acquistato (ma è vietato aprirlo, pena l'annullamento della sua efficacia). Il cordoncino di chiusura richiama un motivo specifico ed è spesso intrecciato con fili diversi. Nella foto in apertura vi mostro quello che custodisco nel taschino del mio portafogli, ricevuto in dono dalla mia migliore amica. Un musubi (nodo) semplicissimo, i cui fili andrebbero cuciti nei vestiti. Qui sotto invece il grappolo di mamori che adorna la mia porta di casa...



Per un giapponese non è difficile trasformare un oggetto qualsiasi in un portafortuna, anche se si tratta di un prodotto da consumare. Non dimenticherò mai la faccia della mia amica Vivi-chan quando la costrinsi ad aprire la scatola di cioccolatini Lindt che le regalai per Pasqua. Con nochalance afferrai un ombrellino-carota e cominciai a rosicchiarlo felice. Credo di non averle mai dato dispiacere più grande :)
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