20 November, 2012

Proprio nei pressi di Tompkins Square

Proprio nei pressi di Tompkins Square, tra la 7th e 1st Avenue c'è un finto negozio di antiquariato. FInto non perché venda oggetti fasulli, ma perché non si tratta di un negozio, ma di una casa, precisamente quella di un uomo. È proprio lui ad avvertire i passanti incuriositi dalla "vetrina" che mostra l'interno di un ambiente pieno di oggetti, che stanno per entrare nella sua casa. Dopo aver accumulato oggetti di ogni tipo per trent'anni, oggi li mette in mostra, ma non in vendita! Niente si può comprare. L'unico a essere un po' scocciato dell'andirivieni continuo è il gatto, anch'esso abitante della casa/museo. Ricordi, pezzi di storia, cianfrusaglie... e la storia di quest'uomo, che sembra aver avuto mille vite, oggi sono un documentario di 7 minuti realizzato dai registi Kelsey Holtaway e Mark Cersosimo. Gustatevi il video e se vi va lasciate un commento:

14 November, 2012

Lost in emotion.


Una folata frizzante si insinua nella nuca, alzo il bavero del soprabito.
Le foglie degli alberi mostrano fiere tonalità infuocate, ultimo guizzo di vita prima di lasciarsi trascinare via dai gelidi venti invernali.
Alzo gli occhi al cielo: una palette dalle nuanches davvero irresistibili, che ogni donna dovrebbe portare in borsetta. O nel cuore.
Arriva così l'autunno a Tokyo. Si insinua delicato nella vita di tutti i giorni, spolverando le risate estive di malinconia, costringendoti ad aumentare il passo.

09 November, 2012

Autumn in New York

E poi ogni tanto ti capita di pensare al profumo di Central Park in autunno, al fumo dei pretzel caldi, ai passi veloci delle donne sulla Fifth Avenue... e ti viene nostalgia di una amica, che viva dall'altra parte del globo. E allora, ZEC riparte...

26 May, 2011

In esclusiva su Z&C People le geometrie fluttuanti di Miki Nagao.

Origata di Soffio di Sofia, tutti i diritti riservati

"Progettare una borsa è come progettare una piccola casa, una casa per i nostri oggetti più cari e che non ha grossi impatti ambientali. Si tratta di architettura."

Miki Nagao, fashion designer giapponese, ci accompagna attraverso il suo mondo fluttuante e raffinato.

Miki, parlaci un po' di te e della strada che ti ha portato a diventare una designer.

Sarà il fatto che ho sempre respirato arte. Mio padre è un artista, si occupa di pittura e sin da bambina provavo grande gioia a passare il mio tempo a disegnare con i pennelli e gli oli colorati di mio padre. Adoravo disegnare i vestiti delle principesse! Nel 1994 mi sono iscritta alla Kyoto Seika University specializzandomi in graphic design e fotografia.

Dopo gli studi sono rimasta affascinata da uno spettacolo di avanguardia teatrale, al punto di contattare la compagnia. Da quel momento ho iniziato a collaborare con loro, occupandomi soprattutto di scenografia, portando gli spettacoli in giro per il Giappone e in Australia. Ho fatto questa vita per ben 4 anni, e ancora oggi considero questa esperienza la più importante di tutta la mia carriera.

Successivamente ho iniziato a lavorare come affreschista, restauratrice e decoratrice; fu in quel momento che conobbi il mondo del fashion design. Un incontro importante mi ha aperto le porte di questo mondo, ho perciò iniziato a occuparmi di design di borse, arrivando a realizzare due nuovi brand: "Con Ton Too" e "Compora conto". Quella che all'inizio era un passione era diventata una vera e propria professione, il successo di questi prodotti ha portato me e il mio staff nel mercato internazionale.

Finché nel 2008 ho deciso di mollare tutto e cedere i marchi ai soci; nel 2009 sono partita per l'Italia per imparare a realizzare le borse a mano, studiando tutte le tecniche dell'artigianato italiano.

Origata di Soffio di Sofia, tutti i diritti riservati

Ho imparato la vostra lingua partendo da zero, grazie anche all'aiuto del mio insegnante d'italiano (laureato in filosofia, specializzazione estetica ma anche fotografo, esperto di cinema e musica)… oggi mio marito. Proprio lui che aveva sempre un po' snobbato il mondo del fashion design mi ha proposto di lavorare insieme e fondare un nuovo brand: Soffio di Sofia.

Durante la tua formazione, da quali artisti sei stata influenzata e quali sono i tuoi gusti in fatto di design?

Gli artisti da cui mi sento influenzata sono indubbiamente i bambini. Tutti i bambini sono degli artisti e gli artisti adulti cercano di emulare proprio i bambini. Gli scarabocchi e i disegni stilizzati dei bambini la più alta forma d'arte, perché i bambini creano nel modo più libero possibile. Gli artisti adulti invece sono sempre condizionati da qualcosa, soprattutto dal giudizio degli altri.

Vorrei citare un passo di Niezsche tratto da "Così parlò Zarathustra", all'interno de "Le tre metamorfosi": "Ma ditemi, fratelli, cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì. Sì, per il giuoco della creazione, fratelli occorre un sacro dire di sì...."

Dal 24 maggio esponi in occasione della Florence Design Week presso lo store "Esclusivamente Italiano". Parlaci dei tuoi lavori in mostra e da cosa hai tratto ispirazione per la loro creazione.

Dopo il tragico terremoto che ha scosso il Giappone nel mese di marzo, ho riscoperto in me e nel mio popolo quella fragilità, una specie di instabilità e insicurezza nel futuro che costituisce la base delle nostre tradizioni. Una di esse è l'origami (arte di piegare la carta).

Origata di Soffio di Sofia, tutti i diritti riservati

Nella tradizione shintoista un origami di carta simboleggia il ciclo naturale di morte e rinascita: infatti a causa della fragilità della carta l'origami è destinato ad un rapido deteriomento (morte) ma viene ricreato infinite volte e, grazie alla tradizione, questo ciclo viene perpetuato.

Origata di Soffio di Sofia, tutti i diritti riservati

Il titolo di questa mostra è "Origata". L'origata è uno speciale tipo di origami la cui funzione è quella di fragile packaging per un dono. Cessata questa funzione, l'origata muore.

Il gesto di sostituire la carta rappresenta un tentativo di congelamento di questo ciclo grazie al più durevole materiale, la pelle. Tentativo illusorio come la moda, illusorio perché inganna proprio come una fotografia che dà parvenza di congelamento del tempo. Operando una reinterpretazione sul materiale, abbiamo creato un origami non di carta ma con la pelle, una borsa al tempo stesso bidimensionale e tridimensionale.


07 February, 2011

東京物語。Tokyo Monogatari, una settimana per due. Quarta puntata nel relax.

Monogatari in giapponese significa racconto, storia.

Il Maestro Ozu intitolò uno dei suoi più famosi capolavori "Tokyo Monogatari", descrivendo attraverso un viaggio nella metropoli uno spaccato della società giapponese degli anni '50. Sono trascorsi più di 60 anni e il racconto è ancora così attuale.

La locandina originale della pellicola capolavoro del Maestro Ozu

Ma torniamo al presente.

Siamo a Tokyo, durante la nostra settimana "solo per due". Dopo essere atterrati nel futuro, nelle scorse puntate abbiamo camminato per i viali di Omotesando e fatto shopping a Shinjuku, travolti dall'interminabile energia e dall'incredibile tumulto di suoni e colori che in questa città non conoscono fine.

Il video capolavoro del viaggio in Giappone 2009 di Nicola Cassanello®

Oggi possiamo compiere una piccola fuga dal futuro: la nostra meta è Odaiba.

Luogo di molte passeggiate turistiche e romantiche, questa isola artificiale illumina di colori e suoni la Baia di Tokyo, ma nasconde un mondo incantato che si è fermato nel tempo, esattamente al periodo di Edo.

Si tratta della famosa e rinomata stazione termale "Ooedo Onsen Monogatari", che offre ai suoi avventori tutto il relax e i benefici delle acque calde, vivendo la sensazione di tornare indietro di 400 anni.

Possiamo prendere l'aliscafo da Hamamatsucho, oppure salire sulla Yurikamome-sen e attraversare il mare attraverso il cielo: la nostra fermata è "Telecom Center". Due minuti a piedi e arriveremo qui:

http://www.ooedoonsen.jp/higaeri/english/index.html

In Giappone andare alle terme è qualcosa di molto individuale.

Ci si va per rilassarsi nell'acqua calda e lavarsi con calma, dimenticandosi letteralmente di chi ci sta intorno. Si è completamente nudi, e le zone tra uomini e donne sono ben separate.

Appena arrivati farete il check-in.

Vi sarà consegnato un braccialetto di plastica numerato con una chiave e un microchip, che "registrerà" tutti i vostri acquisti all'interno dell'area (lascerete tutte le cose in un armadietto apposito e pagherete il saldo solo alla fine).

Vi sarà poi consegnato uno yukata, cioè la vestaglietta di cotone che userete durante tutta la permanenza alle terme; potrete scegliere il colore e la taglia, e abbinare un obi del vostro colore preferito.

In una borsina di rete infilate gli asciugamani (uno grande e uno piccolo che serve per lavarsi e non va MAI sciacquato nell'acqua termale) e dirigetevi presso il vostro ingresso.


Presso l'Onsen di Odaiba è presente anche una zona all'aperto dove si può fare il bagno insieme indossando il costume da bagno (se non lo avete con voi potrete affittarlo all'ingresso). Le regole di buona educazione sono semplici: niente schiamazzi o schizzi d'acqua, il silenzio è ben gradito. I tatuaggi non sono tollerati, perciò vi consiglio di coprirli con un cerottino per evitare di essere accompagnati all'uscita.

Potrete pranzare o cenare in uno dei tanti ristorantini tipici presenti nella struttura, davvero a buon prezzo e in tutta tranquillità.

La giornata volerà via serena e ovattata, e voi sarete pronti per proseguire il vostro viaggio speciale.

02 January, 2011

Happy New York!


Il mio ultimo capodanno a Time Square risale al lontano 1998/1999. E non credo che si ripeterà mai perché, se tornassi a Manhattan per l’ultimo dell’anno, non tornerei certo lì. Ma come dice Matteo Caccia nella sua puntata del 31 dicembre su Radio 24 “è una cosa talmente assurda che almeno una volta nella vita va fatta”. Ecco io ho già dato.



Devo avere ancora in qualche moleskine del tempo tre o quattro coriandoli piovuti dal cielo a mezzanotte. Non so neanche come feci a raccoglierli visto che ero ibernata. Ma, forse mi aiutò qualcuno.

New York, Snow in Central Park - Snowrricane February 27, 2010

Eppure, dopo tutti questi anni, New York è ancora la città più succulenta che la mia mente vorrebbe mordere. Un hamburger da addentare, un macinao di arte, musica, sensazioni e suggestioni nuove, da ighiottire voracemente.


Mi basta pensarla per sentirmi in un secondo sulla Fifth Avenue, all’inizio di una delle mie interminabili camminate...


Quest’anno da Fao Swartz era possibile per 48 dollari costruirsi la bambola a propria immagine e somiglianza. E i bei modelli seminudi di Abercrombie hanno continuato a sfoggiare le loro “tartarughe” anche con 20 gradi sottozero. Alla Tv italiana - con mio rammarico - non hanno trasmesso Serendipity, quindi lo ho noleggiato.


Nerw York è lì. La città rtitenuta dal feng shui quella che gode della posizione energetica migliore che si possa immaginare, è una tappa necessaria per chi ha sempre sete di emozioni. Sete o fame? Prima parlavo di hamburger... È uguale, perché a New York si sta bene anche andandoci solo con la mente. Non è la stessa cosa ma per qualche secondo, se chiudo gli occhi, riesco a sentire gli odori e i rumori delle sue strade, come se fossi lì... lo dice anche Billy Joel.: New York è uno stato mentale, innanzitutto.

03 November, 2010

東京物語。Tokyo Monogatari, una settimana per due. Terza puntata a tutto Rock.

Come facce della stessa medaglia, a Tokyo ci sono luoghi che con la loro estrema diversità creano un perfetto connubio tra note chic e deep dark. Perfetto per i più esigenti.

Dopo la stilosa Shibuya, eccoci quindi al cospetto di Shinjuku.

Skajan, giubbotto nero con ricamo tradizionale giapponese di Hamakura Shop

Vi accorgerete soltanto dall'abbigliamento dei giovani che si tratta di un luogo ben più trasgressivo e particolare.
Un'intera città che si erige su svettanti grattacieli di giorno e brulica di vita fino a notte fonda, senza dormire mai.


Per recarvi a Shinjuku salite sulla famosa Yamanote-line, la linea circolare che percorre i dintorni di Tokyo senza fermarsi mai in entrambe le direzioni. Se sbagliate senso non preoccupatevi, siete comunque sicuri di arrivare alla fermata giusta... prima o poi.

Appena uscirete dalla Stazione di Shinjuku verrete travolti dall'enorme folla, dai colori e dai suoni interminabili di questa zona.
La vostra meta iniziale potrebbe essere il Tokyo Metropolitan Government Building, ovvero il Municipio delle 23 città che costituiscono Tokyo.
Preparatevi ad ammirare un panorama mozzafiato di tutta l'area metropolitana dall'unico osservatorio ad accesso gratuito della Città.
I piani panoramici sono aperti fino alle 23:00, potrete perciò gustarvi lo spettacolo sia di giorno che di notte; se vi piace particolarmente, potete tornarci due volte nella stessa
giornata.

Durante il percorso che vi porterà al Metropolitan Government Building, non mancate di fare qualche scatto al nuovissimo e avvenieristico grattacielo chiamato Cocoon Tower.
Completato circa due anni fa, al suo interno sono ospitate diverse scuole di moda e design.

Per godervi Shinjuku dal basso basterà tenervi nei paraggi della Stazione per ammirare negozi di qualsiasi tipo, mangiare in ristorantini gustosissimi ma molto economici, fare shopping in leggerezza. Perdetevi pure tra le stradine e immergetevi nello spirito metropolitano di questo luogo speciale.



Se il clima lo permette, a Shinjuku c'è qualcosa di davvero anticonvenzionale da fare: munitevi di pranzo al sacco (potrete acquistare pranzetti golosi preconfezionati e muniti di bacchette in uno dei qualsiasi Convenience Store per le strade) e trascorrete un paio d'ore nel mitico e bellissimo Parco "Shinjuku Gyoen".


C'è un piccolo biglietto di ingresso sui 2/300 yen, ma potrete ammirare uno dei parchi più belli e maestosi di tutta la metropoli.
Se proprio volete fare i superorganizzati, portatevi dalla mattina un telo da stendere sul prato e cercate un angolino tranquillo dove ascoltare gli uccellini e gustare il vostro bento.

Se decidete di andare subito al Parco e di seguito visitare Shinjuku e i grattacieli, la fermata della Metro è "Shinjuku Gyoen Mae" della Marunouchi-line. Ciò vi permetterebbe di vedere il panorama di Tokyo dall'alto al tramonto e magari di gustare un aperitivo al mitico New York Bar dell'Hotel Hyatt, proprio il bar del film "Lost in Translation".

Potrebbe essere proprio con una serata leggermente glamour il modo migliore per completare uno dei vostri giorni di vacanza a Tokyo, una città che vi lascerà senza fiato per la sua modernità e vi incanterà con i suoi angoli rimasti fermi nel tempo.

to be continued...

18 October, 2010

東京物語。Tokyo Monogatari, una settimana solo per due. Seconda puntata a tutto shopping.

Tokyo ha un indomabile cuore rock.
La notte indossa un giubbotto di pelle nera; cammina per le strade portando con se la sua inseparabile chitarra. Chi incrocia il suo sguardo rimane incantato da quella luce malinconica che le illumina il viso.

La mattina, però, si sveglia sempre presto.
Indossa il suo make-up migliore e non fa mistero della sua innata sicurezza.
Potete incontrarla facilmente per le strade di Shibuya, con quella gonna cortissima e i cuissard colorati.

La famosa pop idol Ayumi Hamasaki


Incastonata tra la zona superchic di Omotesando e l'area verde del famoso tempio Meiji-Jingu, Shibuya è in assoluto

una delle zone

più popolate e famose di Tokyo.

La raggiungerete comodamente con la Ginza-line, dedicando la mattina alla visita di Harajuku e il bellissimo Tempio Meiji-Jingu.
La fermata metro consigliata è Omotesando. Percorrete a passeggio la sua bellissima strada (alla stazione della metro troverete sempre una comoda mappa con le uscite e le direzioni migliori), in direzione Harajuku, tenendovi possibilmente sul lato sinistro.

Tod's Store, Omotesando. Fonte www.mimoa.eu

A un certo punto, subito prima del negozio Dior, troverete una particolare costruzione in stile tradizionale (facciata con tetti verdi e pilastri rossi) dove acquistare souvenir deliziosi a prezzi davvero ottimi. Potrete trovare splendidi regalini per gli amici o pezzi graziosi per la tavola (poggiabacchette, tazze, ciotoline, poster ecc. ecc.). Poco più avanti, sempre sulla sinistra c'è il famoso Kiddy Land, paradiso dei piccoli ma anche dei grandi da più di 60 anni.

Dall'altro lato della strada potrete ammirare il meraviglioso centro commerciale Omotesando Hills, che comprende più di 100 shop di successo e di fama internazionale.

Percorrendo il viale fino in fondo arriverete a Harajuku; nel fine settimana (ma anche nei giorni feriali) sfilano bizzarri ragazzi travestiti in mille modi; e si fanno fotografare volentieri.

Trovate una miniguida con diverse mappe sul sito di Nicolaingiappone qui: http://nicolaingiappone.blogspot.com/search/label/Stili%20di%20Harajuku

Da Harajuku si entra nel famoso Meiji-Jingu, bellissimo Tempio costruito circa 150 anni fa in onore degli Imperatori Meiji. Dal mese di settembre il Parco chiude alle 17.20, perciò meglio andarci nel primo pomeriggio per godersi una splendida passeggiata nel verde e nel silenzio.

Il Meiji-jingu, insieme al Palazzo Imperiale e al parco di Yoyogi, è uno dei pochi ma enormi cuori verdi della Metropoli.

Finita la visita al Tempio, tornerete all'ingresso davanti alla Stazione Harajuku.

Se i piedi vi sono ancora amici, prendete la Meiji Street fino a Shibuya. Potrete godere di uno spensierato window shopping e godere di meraviglie architettoniche, quali il futuristico palazzo a forma di iceberg dell'Audi Forum.

Se invece siete stanchi prendete la linea JR Yamanote e scendete a Shibuya. Uscendo dalla gate centrale, potrete attraversare il famosissimo incrocio "Shibuya Scramble", con i suoi caratteristici attraversamenti diagonali.

Qui avrete davvero l'imbarazzo della scelta per gli acquisti, sia per lui che per lei. Godetevi il paradiso dello shopping con calma e toglietevi qualche sfizio.

Immancabile un bel giro da "109" e nei palazzi di "Parco": piani e piani di negozi per tutte le tasche.

Per la cena scegliete con tranquillità tra i mille ristorantini della zona in base alla fame e alla temperatura.

to be continued...

11 October, 2010

東京物語。Tokyo Monogatari, una settimana solo per due. Welcome to the City of lights.

Luci, chiasso, tecnologia e cose incredibili.

Queste le caratteristiche più conosciute di Tokyo, città altamente futuristica che attrae appassionati di scienza, arte e tecnologia da tutto il pianeta.

La nuova Tokyo Sky Tree Tower cresce alla velocità della luce.

Una metropoli dalle mille nuance, che tra i toni dark nasconde anche un sorprendente lato romantico, rendendola una meta perfetta per una fuga a due. Da qui nasce l'idea di creare un viaggio ideale per due a puntate, dove una volta a settimana Zen and the City vi prenderanno per mano per accompagnarvi in questa speciale avventura.

La linea più nuova della Tokyo Metro, Fukutoshin-sen

Immaginiamo quindi di avere solo sette giorni a disposizione. Non vogliamo perdere i lati più interessanti di questa città in continua evoluzione senza però negarci dei momenti di tranquillità in luoghi lontani dal comune.

Biglietto superscontato e hotel in pieno Centro con un clic su Expedia.it e... si parte.

1°Giorno. Arrivo all'Aeroporto di Narita.

Dopo aver sbrigato le pratiche burocratiche (compresa foto e registrazione impronte digitali) e ritirato i vostri bagagli, per raggiungere il vostro Hotel avete due opzioni:

1. Narita Express, il treno superveloce che collega l'aeroporto di Narita alla Stazione Centrale di Tokyo in circa 55 minuti.

http://www.jreast.co.jp/e/nex/tickets.html

Consigliato a chi non ha problemi a muoversi nelle metro internazionali con bagagli non troppo pesanti (le scale mobili e gli ascensori non sono sempre ovunque).

prezzo attuale: 2940 yen (circa 24 euro)

2. Limousine Bus, un efficientissimo servizio di trasporti su ruote che, oltre ad essere leggermente più economico del gettonatissimo treno Narita Express, vi consentirà di beneficiare del vostro primo, splendido panorama del Giappone (magari al tramonto, chissà, dipende dall'orario in cui arrivate).

Il percorso Aeroporto-Hotel si compie in meno di due ore, a seconda del traffico; il lato positivo è che si arriva direttamente a destinazione senza trasportare le valigie e cambiare treni.

Il prezzo varia a seconda delle destinazioni, ma si aggira intorno ai 3000 yen.

http://www.limousinebus.co.jp/en/platform_searches/index/5/67

Check in in albergo. La maggiorparte dei Business Hotel di Tokyo ha orari poco flessibili sul check-in e il check-out della camera, perciò informatevi prima per non avere sorprese.

Gettonatissimi gli alberghi della catena Monterey, presente in tutto il Giappone e a Tokyo con ben 5 strutture, posizionate in punti strategici della Città quali Hanzomon, Akasaka e Ginza.

Le camere dell'hotel Monterey Akasaka

Immaginiamo di aver optato per Ginza, la strada più chic e centrale di Tokyo. Una volta raggiunta la vostra camera non lasciatevi sopraffare dalla stanchezza e concedetevi subito una bella doccia calda. Sforzatevi di seguire il ritmo del sole e andate a dormire all'ora in cui lo fate di solito, anche leggermente più tardi.

Tokyo offre diverse attrazioni fino a tardi, è una città dinamica e le strade sono sempre frequentatissime. Vi sentirete da subito al sicuro. Avrete fame e per abituare il vostro corpo a tutte le novità sarà meglio tenersi leggeri, magari con un primo approccio al sushi o con una full immersion di verdure in stile cinese, quello autentico.

Locali di sushi consigliati a Ginza:

Masazushi http://masazushi.co.jp/menu_1.html

Gonpachi http://www.sushi.gonpachi.jp/en/casual/home/index

(entrambi sui 5/6000 yen a persona, un po' cari ma ottimi)

Locali di ottima cucina cinese consigliati a Ginza:

Kamonka http://r.gnavi.co.jp/g223601/menu8.html

(set menu dai 3000 ai 6/7000 yen a persona)

Kowloon http://r.gnavi.co.jp/fl/en/b266500/index.htm

(sito in inglese, sui 4000 yen a persona max)


La vostra avventura ha appena avuto inizio. Siete pronti a seguirci per il resto dell'impresa?

16 September, 2010

La New York graffiante

Amici maschi perdonatemi, credo che questo articolo vi interesserà poco ;)




Absolutely Alice, dedicato alla celebre favola, Can you tapas it? come omaggio alla Spagna o I pink of you, per una scelta più romantica. Ma ancora: Suzy e il bagnino, Blue my mind, Coney island Cotton candy…

Sono tutti nomi dei fantastici e spettacolari colori degli smalti OPI (pronuncia: opiai). Oltre ad essere resistenti e di ottima qualità, sono anche i prodotti più trendy in fatto di manicure.



Da pochi mesi, ad esempio, è uscita una linea di smalti abbinati al laptop della marca Dell, tra cui l'imperdibile nuance I’m not really a waitress.


I prodotti si trovano anche in Italia ma… costano il doppio. A Milano c’è anche un centro OPI per manicure e pedicure impeccabili. Se volete divertirvi un po’ a giocare con i colori andate qui.



La cura delle unghie è sempre stata un’ossessione per la maggior parte delle donne americane e nella stessa Manhattan, soprattutto nel Village, ci sono tantissimi negozietti che per 10 dollari (più mancia) rimetteranno in pochissimo tempo le vostre unghie a nuovo.

Dunque, non poteva mancare la SPA delle unghie (a proposito sapevate che il termine SPA significa salus per aquam=salute tramite l’acqua in latino?) a cinque stelle.


Ce ne sono tre, due nel Village e uno nell’Upper East Side. Sto parlando di Jin Soon, coreana, che prima di aprire i suoi lussuosi centri era nota in tutta NY come "Bicycle Jin" in quanto girava per tutta Manhattan con la bici facendo manicure a domicilio.

È un posto incredibile e neanche carissimo: un trattamento per le mani con sale e oli essenziali costa 18 dollari, o un bagno nei petali freschi di rosa 23, considerando che la vostra vicina potrebbe essere Sara Jessica Parker, nota frequentatrice del centro.


Personalmente preferisco il Beauty Bar che dalle diciotto in poi offre per soli 10 euro Manicure+Martini, quindi chiacchiere, musica, cocktail e bellezza.


Avete già scelto il vostro colore preferito? A me piace el Dulce de leche, il dolce di latte.

26 August, 2010

畳。Profumo di tatami, profumo di casa (reloaded).


Ci sono certi profumi che, durante la nostra vita, ci accompagnano silenziosi. Ci accorgiamo di essi soltanto quando ci mancano, oppure quando li avvertiamo in contesti completamente estranei al quotidiano.
Basta pensare al profumo del caffè, che difficilmente manca in casa di un italiano.

Per quanto mi riguarda, uno dei primi profumi ad avermi accolta in Giappone è stato quello del tatami.
Nelle moderne abitazioni giapponesi le stanze in tatami (la tradizionale stuoia di paglia di riso che riveste il pavimento) stanno man mano scomparendo, sia per l'elevato costo di manutenzione che per l'incomparabile praticità nel tenere pulita una stanza in stile occidentale.
In Giappone il tatami è correntemente usato come unità di misura; generalmente si tratta di un rettangolo 180x90 cm, le cui dimensioni e forme possono essere variabili.
Nelle vetrine delle agenzie immobiliari, per esempio, sono affissi annunci di case in affitto completi di dimensioni in tatami e viene sicuramente specificata la presenza di una stanza in stile tradizionale.

Diversi tipi di impagliatura del tatami, fonte Oshima Tatami

Delle scarpe vi sarete già liberati all'ingresso di casa, perciò quando vi recherete in Giappone non mancate di provare la piacevole sensazione di camminare a piedi nudi sul tatami.
Fresco in estate e caldo in inverno, un pavimento in tatami è un lusso al quale molti giapponesi non vogliono rinunciare. Come dar loro torto?

09 August, 2010

Union Square: Around a world


La mattinata inizia con un giro al Whole Foods Market, per scovare una merendina inedita. Scelgo, infatti, pere, cannella e farina di kamut. Ci abbino un succo ai frutti di bosco senza zucchero e mi accomodo su una panchina. Oggi il cielo è terso e ho voglia di aperto.


Osservo le persone avanzare da una bancarella all’altra del mercatino che oggi anima questa zona. Molti prodotti venduti (tutti di stagione) sono fatti in questa miracolosa città. Miracolosa perché qui, sopra un grattacielo, c’è un signore che è riuscito a produrre vino (esiste anche un vecchio post su questo blog sull'argomento). Una ragazza acquista il miele della Big Apple…


Dopo questo vouyeristico relax, sento il bisogno di onorare lo sport che in questa città resta comunque il più praticato: lo shopping. Prima però entro a vedere le divise di basket e i nuovi arrivi da Paragon, il negozio di sport (quello vero) più fornito di Manhattan.


Bene, e ora all'attacco. Dopo due scale mobili eccomi in mille metri quadri abitati solo e unicamente da scarpe. Un piano di scarpe firmate guess a da altre griffe degne di nota scontate del 75%. Soddisfatta dall’acquisto (un paio di Maxrzia e di Converse) vado a sfamare la mente da Barnes & Noble Booksellers, anzi ne approfitto e vado anche al terzo piano dove ci sono dei bagni pulitissimi.


Intanto, mi sono ricordata che da Petco vendono un giochino strepitoso: un fil di ferro con topino di pezza all’estremità che fa impazzire il mio gatto. Lo acquisto subito.
Uff, è quasi ora di pranzo, se non sbaglio ci deve essere un Zen Palate da queste parti, anzi no, mi sa che quello in questa via è stato chiuso… tipico di Ny.

Un altro ristorante di Zen Palate


Mentre passo davanti alle vetrate del W Hotel, uno degli alberghi più trendy, essential, modern chic del momento, vedo un attore italiano, Vaporidis credo si chiami, che beve un cafe. Beato lui.

W Hotel


Rientro al supermercato dove ho iniziato la camminata stamattina e mi godo i quadri astratti degli artisti di strada, alcuni sono davvero originali. Oggi ci sono anche dei ragazzi giapponesi bravissimi, su un palco attrezzato per esibirsi in acrobatiche sequenze di breakdance.



Certo bel coraggio che ho avuto a chiamarla camminata: in realtà, ho solo fatto il giro di Union Square, il cuore di Manhattan…


29 July, 2010

富士山に登る。Alla conquista del Fuji-san (reloaded)


Avete presente quel meraviglioso monte dalla cima innevata che faceva capolino nei cartoni animati giapponesi che vedevamo da bambini? Immancabile in ogni rappresentazione del Giappone, tanto amato da essere soggetto di ben 36 vedute artistiche del grande Maestro Hokusai. Ebbene, si tratta di un maestoso vulcano.

Ogni anno, dal 1° luglio al 31 agosto si apre ufficialmente la stagione per recarsi in visita alla montagna-santuario più alta del Giappone (3776 metri).
Pare che ogni anno siano in tantissimi a cimentarsi in questa estenuante impresa: secondo i dati del 2009, lo scorso anno è stato toccato il record, con più di 300000 visite e il classico picco nel weekend dell'Obon (festa che coincide con il nostro Ferragosto). vediamo cosa succede quest'anno.

Con una manciata di giorni di riposo a disposizione, anche la vostra Zen lo scorso anno ha colto l'occasione per scalare il maestoso kazan.

foto di Yuichiro Watanabe

Vestita a cipolla, scarpe da trekking e zaino stipato di acqua, caramelle e cioccolatini, mi sono cimentata in una delle arrampicate più famose del mondo.
La scalata al Fuji-san è scaglionata in 9 livelli, chiamati go-me. Ogni livello è provvisto di una fornita area di sosta, con bar, toilette e pronto soccorso; è inoltre possibile pernottare in spartane baite. Il quinto go-me è l'ultimo punto in cui si può arrivare con i bus e i servizi di collegamento con la valle, è perciò il più gettonato per iniziare la scalata.
Tempo stimato per l'ascesa: 9 ore. Il ritorno si compie in metà tempo ma la discesa è particolarmente ripida.


All'inizio l'impresa può sembrare facile. Infatti, nonostante il terreno sia sterrato, la salita non è particolarmente ripida e gli alberi regalano un po' di ombra.
Inoltre, i recenti lavori stradali hanno arricchito il percorso con gradoni facilmente praticabili anche dai bambini.
Dal sesto livello, però, la strada si fa improvvisamente ripida e scoscesa. L'aria è ancora ricca di ossigeno e con un po' di costanza si può arrivare al settimo livello, ma si è a meno di un quinto dell'estenuante percorso che porta in cima, e sono in molti gli scalatori che si arrendono al livello successivo.

Con il naso all'insù

Man mano che si sale in cima l'aria si fa sempre più rarefatta e le rocce vulcaniche prendono il posto della strada sterrata.
Piante e insetti si fanno sempre più rari, il cielo è offuscato da dense nubi.
Ci si ritroverà presto a scalare con mani e piedi; nelle zone più dure sono presenti catene e maniglioni piantati nella roccia a cui aggrapparsi.

Sul tetto del Giappone

Arrivati all'ottavo livello, il panorama si fa davvero surreale. Se si guarda in giù ci si spaventa per l'infinità della strada percorsa, ma il tratto più difficile deve ancora arrivare e la vetta non è ancora visibile. Potrebbe definirsi in qualche modo il punto di "non ritorno": la stanchezza rende un incubo anche la discesa, e con un po' di riposo i più orgogliosi potranno riprendere fiato per portare a termine l'arduo compito.

il torii del nono go-me

Gli ultimi 200 metri in altezza sono in assoluto i più duri, e richiederanno almeno un'ora per essere completati. Intorno a voi roccia nera, polvere e pochi scalatori superstiti che, come voi, hanno intenzione di oltrepassare quel meraviglioso torii bianco lassù in cima.


La visione dell'enorme cratere, imbiancato di neve e ghiaccio anche in piena estate, vi riappacificherà con il mondo. Ma niente è paragonabile all'alba che potrete ammirare soltanto il giorno dopo.

20 July, 2010

Taxi Driver


Sono circa tredicimila. Per questo, se alzate un braccio, è quasi matematico che nel giro di un minuto se ne fermi uno. Sto parlando dei famosissimi taxi di Manhattan, gli yellow cabs. Alcune raccomandazioni: a parte fare attenzione ai diritti di precedenza (assicuratevi di non rubare il taxi a qualcuno che aspettava da prima di voi), ricordate di essere molto precisi nel comunicare il vostro indirizzo: non basta dire la via, ma dovrete specificare la cross street (cioè la via più vicina al numero civico che vi interessa che incrocia la strada in cui siete diretti). Esempio: se dovete andare sulla Quinta al numero X, non serve dire Fifth Avenue numero X, sarebbe meglio “Quinta tra la quarantacinquesima e la quarantaseiesima”. Comunque, esiste un video per i turisti che spiega esattamente come prendere un taxi a Manhattan: How To Take a Cab in New York City.


La verità è che gli autisti dei taxi sono per la maggior parte pakistani, o provengono da posti lontanissimi, e nessuno capisce un tubo di inglese, quindi alla fine, anche questo meticoloso video lascia il tempo che trova.


Quello che invece trovo molto interessante, sono le numerosissime storie legate ai taxi di New York. A partire dai film: tutti abbiamo visto Taxi Driver con un indimenticabile De Niro.
In meno abbiamo visto per fortuna la pellicola con Gisel (sì sì la fotomodella) in New York Taxi
una parte ricorderà l’episodio newyorkese del film Tassisti di Notte. Tutte storie taxi addicted.
Anche se il tassista che mi piacerebbe incontrare resta sempre lui, il mitico George del video Father Figure (1987).


Ma ce ne è una in particolare, che mi ha divertito particolarmente ed è quella di Melissa Plaut. Qualche anno fa, Melissa, una laureata trentunenne americana, era impiegata come copywriter presso un’agenzia famosa di Manhattan, ma evidentemente, l’ambiente pubblicitario non le dava più stimoli, così, lasciò tutto e iniziò a fare la tassista a New York, annotando, fotografando, e trascrivendo tutto ciò che incontrava in questa sua nuova vita vista da un sedile di un’auto sul suo blog NEW YORK HACK.


Il suo sito divenne seguitissimo da tutta Manhattan (pare che uno degli scioperi più rispettati sia stato annunciato proprio con un suo post) e alla fine Melissa ha raccolto tutto in un libro, vendutissimo in America, intitolato How I Stopped Worrying About What to Do With My Life and Started Driving a Yellow Cab (come ho smesso di preoccuprami di cosa fare della mia vita e ho cominciato a guidare un taxi) e ora fa la scrittrice. Repubblica scrive riguardo alle storie contenute nel libro:

Dalla donna sulla trentina "decisamente molto incinta" che passa il tempo a cambiare idea su dove vuole essere portata mentre sta al telefono e, una volta messo giù, si scusa: "Mi dispiace ma mio marito continuava ad urlarmi ordini per telefono". Alla bionda affascinante sulla ventina che continua a chiacchierare al cellulare con qualcuno che sta da Burberry's e racconta di una litigata del suo amico Aaron con Jordan, ma proprio sul più bello scende: "E tristemente, non saprò mai come è andata a finire, maledizione", dice Melissa (intervistata dalla CNN).


Ma passiamo a un altro miniracconto divertente, che leggo su Newyorkesi di Tiziana Nenezic, libro che consiglio spassionatamente a chi vuole conoscere il New York’s way of life più autentico:

“tra i miei episodi newyorkesi preferiti mi sento in dovere di includere quello che ha come protagonista il disco-taxi, un yellow cab che si aggirava per il Village fino a non molto tempo fa con tanto di palla strobosopica, misica anni Settanta e una cornucopia di cioccolata, leccalecca e caramelle che andavano dai classici Mars ai Chupa-Chupa al mou. Che figata! Il tutto, musica, dolciumi e verve del tassista, totalmente gratis…"

Certo, più ripenso a Melissa e più mi dico che anche io faccio la copywriter e ho la patente. Mi mancherebbe solo il coraggio di viaggiare di notte con dei perfetti sconosciuti...
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