Monday, July 6, 2009

"Dove il mondo è di casa"

Quando preparo i post per questo blog, spesso li scrivo tre quattro giorni prima della loro pubblicazione, per avere il tempo di rileggerli. Questa volta avevo scelto di parlare di fotografie. Immaginate la mia sorpresa quando ieri, aprendo il giornale, ho letto di una mostra fotografica dedicata a New York che ribadiva lo stesso concetto che chiudeva il mio post: citando Eraclito, infatti, dicevo che NY è come “un fiume che è sempre lo stesso ma non è mai uguale”. Leggo a pagina 30 ne La Repubblica di ieri*: Un luogo che è sempre uguale e continuamente diverso. Dopo questa premessa che non potevo omettere, torniamo sulle Avenues.


Quale sarà la città più fotografata del mondo? Sicuramente New York è nella top list. La Statua della Libertà, l’Empire State Building, Central Park. Quante foto digitali e non esisteranno di questi soggetti nel mondo? Milioni. Ma a New York, secondo me, le foto più belle sono quelle irripetibili. Quando la magia della città riesce a entrare nella macchina fotografica può succedere di tutto, ad esempio questo:

I due passanti ignorano il loro essere perfettamente impaginati alla vetrina del Sony Store che stanno fiancheggiando. Ovviamente, la foto è photoshop-free.

Non sono una fotografa professionista quindi scatto quando ne sento il bisogno ma non uso particolari tecniche (filtri, zoom speciali, ecc.) ma il movimento e la dinamicità della metro in corsa che si intravede mi ricorda un quadro futurista.

Secondo me questo parcheggio è perfetto. Per non parlare della ragazza...

Il mio consiglio, quindi, se andate a New York è quindi quello di fotografare anche cose all’apparenza insignificanti. Solo così potrete sentirvi davvero a part of it.

Se poi vi trovate dalle parti di Rovereto, allora non perdetevi la mostra
150 scatti scattati dal 1893 e il 2002 in arrivo dal MOMA, al Mart dal 10 luglio all'11 ottobre.


* articolo Dove il mondo è di casa, di S. Ginzberg

Tuesday, June 30, 2009

畳。Profumo di tatami, profumo di casa.


Ci sono certi profumi che, durante la nostra vita, ci accompagnano silenziosi. Ci accorgiamo di essi soltanto quando ci mancano, oppure quando li avvertiamo in contesti completamente estranei al quotidiano.
Basta pensare al profumo del caffè, che difficilmente manca in casa di un italiano.

Per quanto mi riguarda, al rientro dopo 6 mesi in Italia uno dei primi profumi ad avermi accolta è stato quello del tatami. Nelle moderne abitazioni giapponesi le stanze in tatami (la tradizionale stuoia di paglia di riso che riveste il pavimento) stanno man mano scomparendo, sia per l'elevato costo di manutenzione che per l'incomparabile praticità nel tenere pulita una stanza in stile occidentale.
In Giappone il tatami è correntemente usato come unità di misura; generalmente si tratta di un rettangolo 180x90 cm, le cui dimensioni e forme possono essere variabili.
Nelle vetrine delle agenzie immobiliari, per esempio, sono affissi annunci di case in affitto completi di dimensioni in tatami e viene sicuramente specificata la presenza di una stanza in stile tradizionale.

Diversi tipi di impagliatura del tatami, fonte Oshima Tatami

Delle scarpe vi sarete già liberati all'ingresso di casa, perciò quando vi recherete in Giappone non mancate di provare la piacevole sensazione di camminare a piedi nudi sul tatami.
Fresco in estate e caldo in inverno, un pavimento in tatami è un lusso al quale molti giapponesi non vogliono rinunciare. Come dar loro torto?

Tuesday, June 23, 2009

Un sogno al cioccolato.

Giocare, sognare, fantasticare. Mai queste tre cose mi riescono bene come a New York. Ho già parlato dei negozi di giocattoli con Barbie che si esibiscono in vere e proprie sfilate, o di pasticcerie nate per tirare su il morale. Oggi è il caso di entrare in uno store un po’ turistico, ma che egregiamente rappresenta il connubio tra SOGNO+CIOCCOLATO. Anche perché siamo a Time Square, inequivocabilmente in una delle piazze che più rappresentano Manhattan.


Entriamo dunque nel magico mondo dell’M&M’S Store, annunciato da un enorme schermo che riproduce cascate e giochi grafici realizzati con le mitiche praline colorate di cioccolata. All’interno ne troverete di ogni dimensione, dalle gigantesche alle più microscopiche.

Il primo piano è già un trionfo di gadget ma non è certo per fare incauti acquisti che vi ho portato qui (anche se io ho comprato per 9 dollari un ombrello bianco decorato con tutte M&M’S colorate che non potranno che mettermi gioia il prossimo giorno di pioggia). Il vero motivo è passare qualche ora a giocare con un mondo fantastico.

Iniziamo dalla pedana rossa: saliteci e scoprite qual è il colore M&M’S che corrisponde al vostro umore.



Verde acqua, ottimo. Ora giocate un po’ con la slot-machine che regala jackpot ipercalorici, ma solo se siete fortunati. Dopo aver completato il giro dei piani, avvicinatevi alla finestra e guardate Time Square da una nuova visuale:



Anna Wintour che entra nella sede di Vogue, future stelle di Hollywood che corrono a un provino qui a Broadway, appassionati di Good Morning America, bambini fortunati (Toys’r us si trova dall’altra parte della strada, vi ricordo che siamo tra la Broadway e la Seventh Avenue), il fantasma di Charlie Chaplin (che frequentava dal vivo la piazza), passanti ipnotizzati davanti alle insegne del NASDAQ… inizierete a vedere tutto ciò che avrete voglia di vedere. Anche perché davanti a voi passeranno sempre migliaia di persone. Un flusso incessante e irrefrenabile.


Chissà cosa avrà provato Tom Cruise quando per una scena di Vanilla Sky si è trovato completamente solo a Time Square. Chi è stato a Manhattan sa che è impossibile immaginarsela silenziosa, a qualsiasi ora della notte. Io, ho provato la sensazione contraria: tanti anni fa mi trovavo lì per festeggiare il nuovo anno, con altre 75.000 persone… un'esperienza che non avrei più ripetuto in futuro.

Ma ora basta stare qui alla finestra, voglio uscire e tornare al Village. E alla cioccolata. Se ne volete una proprio insuperabile, vi aspetto da Max Brenner, a Union Square, che come me è convinto che la cioccolata non sia solo un sapore… ma anche un modo per sognare.

Monday, June 15, 2009

Sol Levante e Moschee.


"Sarà la nostalgia di casa a farmi vedere un po' di Giappone ovunque..."
Così pensavo passeggiando per i corridoi del Grand Bazaar di Istanbul, incrociando sorrisi da tutto il mondo e voci dai mille colori.
Irasshaimase! Konnichiwa! Benvenuti, buongiorno! Complice il volto sorridente di mio marito, da ogni angolo del mercato arrivano saluti e richiami in perfetto stile nipponico. Ma che sorpresa compiere un acquisto completamente in giapponese: un bel ragazzo turco ci racconta di aver vissuto per mesi a Osaka, dove ha conosciuto la sua fidanzata coreana che presto diventerà sua sposa. Acquistiamo un meraviglioso set per il caffè dipinto a mano, che gusteremo presto nella nostra piccola casa di Setagaya a Tokyo.

Hagia Sofia al tramonto, foto by Yuichiro Watanabe

A Istanbul risiedono circa 6000 giapponesi. Buona parte di loro è costituita da ingegneri della Pacific Consultants International impegnati nella costruzione del famoso Istanbul Marmaray Tunnel, che dal 2011 collegherà la sponda europea della Città a quella asiatica.
Non è quindi per niente strano imbattersi in qualche famiglia giapponese, per esempio il sabato mattina al mercato del pesce. Tra l'altro, alcuni piatti della cucina turca sono incredibilmente simili a pietanze della cucina casalinga giapponese, per esempio nikujaga (carne e patate).
I ristoranti di sushi però non li abbiamo voluti provare. Decisamente meglio una full immersion nella cucina locale, ricca di gustose verdure e legumi saporitissimi, per la gioia di the City che è stata nei miei pensieri tutti i giorni e presto proverà queste delizie di persona.
Insha'Allah.

Monday, June 8, 2009

Disco inferno. Benvenuti a Bay Ridge.

Oggi andiamo in una New York un po' in disparte, poco rumorosa e soprattutto malinconica (se siete nati prima degli anni Ottanta). Ma non per questo, meno elettrizzante...


Bay Ridge è la punta di Brooklyn, quella che è collegata dal ponte di Verazzano a Staten Island. Si tratta di un quartiere molto tranquillo, dove si respira un’aria diversa da quella di Manhattan. Qui, infatti, la frenesia non sembra ancora essere arrivata e considerate che prendendo la linea express della metro siamo solo a 4 fermate da Union Square.


Davanti alla baia, ci sono degli appartamentini in cui per qualche mese abiterei volentieri. Poco lontano, un parrucchiere rimasto fermo agli anni Sessanta, con le foto delle modelle dell’epoca. Il proprietario è italiano e vive lì da cinquanta anni. E dice You know ogni due parole. Ma è davvero simpatico.


Ma il vero motivo per visitare Bay Ridge è quello di ripercorrere alcuni luoghi del mitico film La Febbre del Sabato Sera (1977), dove un ingenuo ma determinato Tony Manero combatteva contro la povertà e il vuoto delle periferie della Brooklyn di quei tempi.

Vi consiglio di iniziare da Lenny’s Pizza, il locale rimasto identico da quando furono girate le prime scene del film. All’interno, c’è anche una foto di John Travolta e di Sylvester Stallone (che era presente alle riprese in quanto amico di John). La pizza è pure buona.


La discoteca Odissey 2001 (non esiste più), invece, era all’802 della 64th Street

dove pare che l'autore dell'articolo da cui venne tratto il film vide un ragazzo ballare e, come leggo sul sito http://tonymanero.20m.com...

Nik vendette la storia al New York Magazine ed essa fu pubblicata nel numero di maggio del 1976. L'agente di Nik portò la storia alla Paramount e nacque l'idea. WELCOME BACK KOTTER fu un popolare show televisivo, il cui personaggio principale era interpretato da John Travolta. Lo show era basato su un ragazzo che andava a scuola a Brooklyn. La Paramount decise di trasferire la storia di Nik in un film e con la popolarità della serie televisiva Kotter, si scelse John Travolta per interpretarne il ruolo principale.

Per gli amanti del genere, si consiglia di rivedere il video in cui Tony si scatena in pista, con un mix di passi che qualche anno dopo avrebbe dato vita alla salsa e all’hip-hop (parte al minuto 1 e 16, pazientate ne vale la pena):



Se vi è venuta voglia di andare a Bay Ridge, non perdetevi Marshall (grande magazzino in cui troverete dei very big deal, ossia degli affarissimi), una passeggiata sul lungomare e i negozi della 88th street. E se volete tutte le location del film le trovate qui.


Se non lo avete mai visto, affittate subito il DVD de La Febbre del Sabato Sera. Ve lo consiglio più del remake del film che pare si stia girando con Keira Knighley e Orlando Bloom.
Perché di Tony Manero - così come di Bay Ridge - ne esite solo uno.

Wednesday, June 3, 2009

品品。Mai dire bonsai.

Foto da www.sinajina.com

Succede che, bighellonando per i piani del department store Matsuya a Ginza, magari alla ricerca di un dono last minute o magari per ammazzare il tempo prima di un appuntamento, ci si imbatta in qualcosa di davvero singolare.

Lo stand della scuola di bonsai Shinajina è tutto raccolto in un angolo. Proprio come recita la parola (bonsai significa letteralmente "coltivato in vaso"), ci troviamo di fronte a una serie di piantine in miniatura, coltivate in moderni contenitori. Ma questa volta c'è qualcosa di diverso: il piccino è veramente piccino, e la bellezza di questi bonsai si ammanta di una tenerezza inenarrabile.

Foto da www.sinajina.com

Certamente gli amanti della tradizione bonsaistica non distoglierebbero mai lo sguardo da un pino nero in stile bunjin che, come recita Wikipedia, "è quello più elegante fra tutti e simula un albero nato in un luogo scomodo, come ad esempio coperto da altri alberi oppure in una zona spesso colpita da fulmini o da eventi atmosferici. La chioma si sviluppa solo nella parte più alta ed è spesso molto ridotta come anche la dimensione del tronco. L'albero ha infatti speso la maggior parte delle sue energie per crescere in altezza alla ricerca della luce in concorrenza con gli alberi vicini."



Eppure, anche se l'atmosfera non è così elevata come in altre Scuole, in me la curiosità è nata. Sarà perché questi minuti capolavori sono venduti su internet a prezzi altrettanto piccini (le cui dimensioni sono definite addirittura in millimetri...), e viene anche offerto il servizio di progettazione giardini. Inoltre, dato che presso la sede di Okusawa ci sono corsi di 5 lezioni per imparare ad allestire piccoli bonsai, stiamo a vedere che ho trovato il modo di rinfrescare il mio spirito durante il caldissimo mese di luglio?


Friday, May 29, 2009

Fermata obbligatoria

Come dimenticare la scena della carrozzina ne Gli Intoccabili (di Brian De Palma), un capolavoro di regia, dove Kevin Costner si districa tra la presa di una carrozzina e una sparatoria a suon di mitra? La location è la stessa che compare in tanti altri film famosi, come Intrigo Internazionale, Cotton Club, La Leggenda del re pescatore e in Carito’s Way:

stiamo parlando dello stupendo Gran Central Terminal.


L'edificio venne costruito nel primi del Novecento ed è incredibile vedere come, improvvisamente, la linea retta degli edifici di questa zona, venga interrotta dal suo stile rinascimentale. L’orologio che sovrasta l'entrata merita almeno due o tre foto, durante un vostro eventuale viaggio.


Ed ora entrate.

Scale, lampadari, un soffitto altissimo. In alto, è raffigurata la nostra galassia.
Basta guardare il tabellone delle partenze per avere l’impressione di essere davvero tornati indietro nel tempo, o quantomeno in una Manhattan insospettabilmente europea.


All’interno della stazione ci sono anche dei negozi e diversi ristoranti. Ma l’unico davvero imperdibile per gli appassionati di pesce crudo e di ostriche è l’Oyster Bar (vi consiglio intanto di gustarvi l'intro del loro sito).

Pranzare qui il sabato (prenotate ovviamente) è davvero piacevole. Altro che partenze io da qui non me ne andrei più.