12 August, 2009

草月。Secondo incontro ravvicinato con l'ikebana.

Otto piani in un ascensore stipato di occhi a mandorla e dotato di signorina bionica annuncia piani. Quindici minuti di fila tra signore eccitate e mariti sconsolati; intorno a noi un assordante e incomprensibile vociare. Qualche indesiderata spinta da parte di un'impellicciata e profumata signora italiana, che rompe le righe e sbuffa.
Poi, la visione. Intensa, profumata e colorata come in un quadro vivente.

Visitare un'esposizione di ikebana della Scuola Sougetsu è una vera e propria esperienza, ogni volta unica e a sè stante. Le location poi sono sempre a dir poco spettacolari: questa volta l'ottavo piano del lussuoso department store Takashimaya di Nihonbashi.


Data l'incredibile affluenza - complice un giorno festivo in pieno autunno, è stata un'impresa ardua riuscire a osservare con calma e serenità le centinaia di composizioni esposte. Ma una volta davanti a esse, tutto si annienta e si parte per un piacevolissimo viaggio attraverso la propria spudorata interpretazione personale.

Cascate di sfarzosi boccioli intrecciate a rami secchi, vertiginose e colossali volute che sfidano le leggi gravitazionali. Dopo una tale e maestosa parata, qualcosa di assolutamente sublime nella sua semplicità.


Come queste undici delicate corolle rosse ai piedi di un vialetto intrecciato di sinuose foglie. Sotto, semplicemente, uno specchio.


Poi ancora una drammatica corona di lustre foglie di legno e girasoli giganti. Avvicinando lo sguardo l'emozione si fa più intensa, e riporta inevitabilmente indietro di duemila anni.


E ancora una morbida e lussureggiante ampolla di foglie, con un cuore segreto rosa shocking.


Infine, la sintesi. Sobria ed eterea, ma pur sempre elegante e in qualche modo altezzosa. Davanti a questa composizione ho creduto di riconoscere l'austera fermezza dello spirito giapponese.

Recentemente, parlando con una carissima amica nonché Maestra di Ikebana, ho ricevuto la migliore e più efficace spiegazione alla mia domanda: che differenza c'è tra le due più famose scuole di ikebana, la Scuola Sougetsu e la Scuola Ohara? "Semplice. La stessa differenza che c'è tra l'arte moderna e quella classica".

Dedicato a te, cara Romilda.

15 comments:

francy said...

Che bellezza! Chissà che pazienza ci vuole a farli: io non potrei mai, mai, mai e dico mai, approcciarmi a un'arte del genere!

Kazu said...

Da quello che ho visto è una specie di vocazione, dalla quale non ci si riesce a staccare. La mia vicina di casa, T-chan, mi ha regalato una piccola e deliziosa composizione ogni settimana. Che costanza! :)

marcella candido cianchetti said...

che belle composizioni, io pur avendo fatto 3 anni di scuola floreale me la sogno questa bravura buona serata

Fra said...

Davanti a uno spettacolo simile potrei rimanere in contemplazione per ore! Sono composizioni magnifiche, di una complessità e bellezza disarmante
Grazie
Un abbraccio
fra

Marzia said...

Bè io aggiungo che le composizioni della scuola Ohara hanno un aspetto molto più occidentale. Da anni ho smesso di creare ikebana e dire che ho anche partecipato a varie mostre. Dopo questo post sapete che faccio? Ricomincio, si si da domani stesso. Grazie Kazu

Kazu said...

Marcella: in Giappone amano molto la nostra arte floreale. Sono sicura che la tua bravura non è da meno :)

Fra: ho passato più di due ore alla mostra e non sono riuscita a contemplare tutto come avrei voluto... la prossima volta vieni con me

Marzia: attendevo con gioia un tuo commento. Se ricominci mi rendi davvero felice, lo dico sinceramente!

Gianluca e Kanako said...

Tottemo Kirei!!!
^_^

G&K

Marzia said...

Uffa com'è difficile trovare a Roma materiale adatto...se potate le vostre terrazze io prendo tutto tranne tronchi di baobab ;-))

Romilda said...

Spendide, soprattutto quelle "astratte", anche perché come alcune opere d'arte contemporanea suscitano sensazioni, emozioni, arrivano dritte all'anima regalando pace!
L'ikebana è anche questo!

Stefania Campanella said...

No, non sono certo la persona più portata a dedicarmi a questa fantastica arte, per questo ne rimango doppiamente affascinata.

Ma le piante e i fiori hanno dei significati o l'accostamento è puramente estetico e artistico?

Kazu said...

Romilda-sensei:
avere un tuo commento sul nostro sito ci riempie di gioia. E soprattutto... che onore!!!

Stefi:
ti rispondo tramite un interessante articolo tratto dal sito www.ikebanado.com:
"L'intera composizione floreale giapponese è basata su tre principali linee che simboleggiano il cielo, la terra e l'uomo. Spazi e pieni si alternando creando armonia e plasticità. Le origini dell'Ikebana si fanno risalire al VI sec. In queste prime composizioni sia i rami che i fiori venivano orientati verso il cielo in segno di fede ed adornavano gli altari. Nel XV sec. venne creato uno stile più sofisticato, rikka (lett. ”fiori ritti”). Questo stile cercava di ricreare la grandiosità della natura, stabilendo che i fiori dovessero essere composti in modo da rappresentare il monte Sumeru (montagna mitica della cosmologia buddista e simbolo dell'universo). Dunque uno stile tutto legato al simbolismo.

Ad esempio, i rami del pino rappresentano le rocce e le pietre, ed i crisantemi bianchi un fiume ed un ruscello. Questo stile, che ebbe il suo periodo migliore nel XVII sec. è oggi considerato da molti una forma antica di arte floreale e viene raramente praticato."

Sembra quindi che il simbolismo sia stato poi abbandonato nel corso dei secoli, per dare spazio più alla linea e alla composizione. Non si finisce mai di imparare!

nicolacassa said...

Non riesco a recepire in profondità la bellezza di queste composizioni, ma a vederle sono belle! E quella signora impellicciata: ci facciamo sempre riconoscere...

cosimotrombetta said...

Non so se sei più brava con la fotocamera o con la penna (tastiera ....).
In sintesi: fai venire la voglia di esser li ..
Chissa che prima o poi non ci regali una visitina in qualche santuario del bonsai.

Kazu said...

Nicola: così come tutta l'arte, va semplicemente "sentita".

Cosimotrombetta: proprio pensando A TE, recentemente ho preso un curioso biglietto da visita.

marco ambrosi said...

che maraveja!

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