17 September, 2008

芸妓。Di Geisha* e altre storie fluttuanti. Madama Butterfly.


Foto di Daniele Mattioli, tutti i diritti riservati.

"Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo
là sull'estremo confin del mare.
E poi la nave appare.
E poi la nave è bianca...
Entra nel porto, romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!"

Quando lessi la prima volta il libretto della Madama Butterfly avevo circa 8 anni. Me ne stavo lì, seduta sul parquet davanti al giradischi, il mio volto di bimba riflesso su ante lucide di ciliegio. Passavo le ore a rovistare tra i vinili di mia madre, starnutivo tra la polvere e mi chiedevo perché Patty Pravo non avesse le sopracciglia.

Una volta la mia attenzione venne attratta da un cofanetto rosso con sopra scritto "Madama Butterfly". All'interno un grosso disco e un libretto un po' ingiallito.
Lo lessi distrattamente senza capirne il significato. Ora conosco tutte le più famose arie di Puccini a memoria.

Londra, 1900. Dopo aver assistito alla Madama Butterfly del commediografo David Belasco, Puccini decise di rielaborare la rappresentazione concentrandosi su quella misteriosa e affascinante figura orientale: la geisha*.
Egli compose le sue arie senza essersi mai recato in Giappone, raccogliendo tutte le informazioni come poteva e, in particolare, grazie all'aiuto dell'attrice giapponese Sada Yakko e alla moglie dell'allora ambasciatore giapponese in Italia.
La prima, disastrosa rappresentazione della Madama Butterfly avvenne il 17 febbraio 1904 al Teatro della Scala a Milano. Il pubblico non capì la delicatezza del dramma e, solo dopo diverse rielaborazioni, l'opera venne finalmente riproposta.

Il dramma racconta della tragica storia d'amore tra il tenente della Marina degli Stati Uniti Pinkerton e la giovanissima geisha Cho Cho-san (che in giapponese significa appunto farfalla), figlia di una famosa e ricca famiglia di Nagasaki, caduta in disgrazia dopo il suicidio del padre.
Il tenente Pinkerton, follemente attratto dalla bellissima fanciulla, decide di sposarla per gioco e per appagare i suoi capricci ma con rito giapponese, lasciandola solo un mese dopo per tornare alla sua vera vita in America, con la falsa promessa di ritornare da lei "a primavera, quando i pettirossi fanno il nido".
Struggente l'aria "Addio fiorito asil", dove il tenente canta il suo addio con il rimorso nel cuore. Prima di partire, Pinkerton ci rivela di amare sinceramente Butterfly, ma non può più sottrarsi al suo destino.

Butterfly persiste nel suo amore senza mai ascoltare le parole della sua fedele dama di compagnia Suzuki, ne' quelle del console americano Sharpless che conosce tutta la verità.
Malgrado la totale assenza di notizie, lei lo attende fiduciosa per tre lunghi anni, ignorando una proposta di matrimonio che potrebbe riportarla a una vita agiata e continuando a sperare di vedere un giorno spuntare un fil di fumo sul mare.

È durante un dialogo tra la geisha e il console che scopriamo il vero motivo per cui Butterfly non può dimenticare Pinkerton. Ella infatti gli mostra un bimbo biondo e dagli occhi azzurri. Il servitore Goro, dopo aver spiato la scena, corre a raccontare a tutti del bimbo. Suzuki lo scopre e lo trascina davanti alla sua signora e, proprio mentre sta per pugnalarlo si sente in lontananza un colpo di cannone: è la Lincoln, la nave di Pinkerton.
Butterfly impazzisce dalla gioia e ordina a Suzuki di preparare tutto per l'arrivo del marito.
Ascoltate il brano che descrive questo momento, il Flower Duet. La potenza delle voci e la musica trascinante, crederete anche voi di impazzire insieme a Butterfly.

Come farei per un romanzo giallo, non vi racconterò il finale.
Se vi è possibile, vi consiglio di procurarvi un'edizione della Butterfly, possibilmente cantata dalla divina, Maria Callas, e, libretto alla mano, ascoltate l'intensità dell'epilogo.

*Con il termine "geisha" in Occidente si indica quella che in Giappone viene invece definita "Geiko", ovvero l'artista tradizionale giapponese che esprime la sua arte attraverso la musica, il canto, la danza e la conversazione.
Il termine "geisha" viene introdotto in Occidente dopo l'invasione americana del Giappone durante lo scorso secolo, quando si definivano così le accompagnatrici dei quartieri di Tokyo.
Mentre nell'immaginario occidentale la geisha viene relegata alla semplice funzione di intrattenitrice del pubblico maschile, in Giappone ogni gesto della Geiko deve rappresentare bellezza e armonia, ed ella lavora sodo per esprimere qualcosa di sublime anche nel semplice atto di versare una tazza di sakè.

24 comments:

Stefania Campanella said...

Ho appena ascoltato la Callas che canta Puccini qui:

http://it.youtube.com/watch?v=FULSEljKqUA

momenti mi commuovo... ma voglio sapere (la fine di MB la conosco:-) cosa ci racconterai su questa misteriosa figura (della geisha).

Kazu said...

The City:
Io piango sempre :)
Hai appena ascoltato "Tu, tu, piccolo iddio" dal terzo atto della Madama Butterfly, dove lei sta salutando il suo adorato bimbo prima di...

Presto nuove storie e racconti della serie "Di Geisha e altre storie fluttuanti"

Claudio said...

Sei pure esperta in Opera Lirica!
Donna delle mille risorse, conplimenti.
Non oso immaginare quante ore ci vodliono per truccare e vestire una modella da Geisha.
Piu post please.
Ciao.
Amuroray (Claudio)

calendula / trattalia said...

Adoro Puccini da quando ero molto piccola, mia madre ci cantava un beli di vedremo priam di andare a nanna, Puccini per orientalizzare le arie utilizzò una scala musicale detta orientale, ( molto di moda al periodo) il trucco è ancora oggi utilizzato da moltissimi cantanti e produttori musicali per dare la sensazione di oriente e mistero.
Un saluto Calendula

Kazu said...

Claudio:
non esperta, appassionata :)
La tua richiesta verrà presto esaudita, continua a seguirci.

Calendula/Trattalia:
Un prezioso contributo il tuo, grazie mille!

twostella il giardino dei ciliegi said...

Non ho ancora avuto occasione di vedere l'opera, ma mi hai incuriosito con il tuo appassionato racconto. Leggendolo mi sono tornate alla mente le immagini del film Memorie di una geisha...
Bellissima amica!

Elisabetta said...

Confesso: la lirica proprio non la reggo... scusate l'esternazione.

vivi.roma said...

Grazie Claudia.
Penso che la tua conoscenza del Giappone merita di essere approfondita da molti in Italia che ormai pensano e vivono con tanti cliché. Spero che possa trovare quello che desideri in questo paese unico per tanti versi e affascinante da scoprire.

Daniele

Bellissimo Geme-chan… quello che hai scritto e il tuo modo di presentare la nostra figura tradizionale “Geisha”. Hai incontrato “Butterfly” quando avevi 8 anni, e il tuo primo indossamento del kimono è a 6 anni(se non sbaglio)... poi ci siamo conosciuti a Roma casualmente e ora stai scrivendo i articoli usando le foto del fotografo di cui opere mi affasicnano sempre... Gem-chan, ogni incontri della vita ci sarebbe il significato e mi influenzerai tantissimi modi anche d’ora in poi. E questo è la mia grande soddisfazione.
Bravissima....* Non vedo l’ora di parlare con te di persona, che mancano pochi giorni...!

Tua Geme

18 Settembre 2008, Tokyo

Kazu said...

Daniele-san&Vivi-chan:
È anche grazie al prezioso lavoro di persone come te, Daniele-san, che possiamo scoprire cosa succede nel mondo.
I tuoi reportage ci fanno sognare e ci mostrano la vera natura dei luoghi e delle persone che ci vivono.
Onoratissima del tuo commento su Zen and the City.

Geme-chan, da quando ti conosco la mia vita è cambiata. La passione di una vita ha preso forma e colore da quando ci sei tu☆ Non potevo ambire a migliore sostegno, non potrò mai ringraziarti abbastanza per il tuo impagabile aiuto.
これからも、どうぞよろしくお願いします。

Kazu said...

Twostella, Eli:
la Lirica è un mondo a parte e di difficile comprensione, oggi schiacciato da altri tipi di intrattenimento che godono di ben altri canali mediatici, piuttosto che una semplice locandina.

Se con il mio piccolo contributo riuscissi a interessarvi anche un pochino, ne sarei davvero felicissima ^^

Chantilly said...

bravissima. mi hai veramente rapita ed interessata. mi hai fatto venir voglia di ascoltare e capire quest'opera.

Kazu said...

Chantilly:
proprio noi italiani, che sempre cerchiamo all'Estero ciò che ci manca, abbiamo un patrimonio musicale inestimabile.
Buon ascolto :)

Elisabetta said...

Kazu... lo sai vero che lavoro facevo prima, no? Non si può dire che la musica sia stata e sia un aspetto secondario della mia vita... Ma proprio nun ce gnente da fa': la lirica NUN ME PIACE!

(e anche altre cose...)

Kazu said...

Eli:
sì ma non urlare, che disturbi in sala! :D

PS. ti metto i tappi e ti porto a vedere da vicino i costumi di scena, almeno questo concedimelo ^^

Elisabetta said...

Ma pensa che quando posso non mi perdo una puntata di "Prima della Prima"... finché si parla di prove, orchestra, regia, costumi va tutto bene... ma quando attaccano a canta'...

bunny chan said...

Lo sai che il tuo racconto mi ha fatto emozionare?

Conosco quest'opera, ma non bene come te, rimedierò al più presto procurandomela e ascoltandola come hai suggerito!

Grazie mille, come sempre, dei tuoi bellissimi post!
B.

stefy said...

Io e l'Opera siamo ahimè incompatibili, ma grazie a questo post ho cliccato quel link al sito di Daniele Mattioli... e ora mi sto guardando e riguardando estasiata i suoi portraits.

ingiappone said...

Kazu-san, ci fai sognare come al solito ^_^ !
Ciao,
Marco

Kazu said...

Bunny:
sei sempre la benvenuta :)

Stefy:
io ancora non ci credo che mi ha concesso le sue foto... :D

Ingiappone:
Ciao Marco, benvenuto!
Torna presto a trovarci, ti aspettiamo

sonovento said...

da danzatrice ora musicologa ,melomane e pucciniana convinta da sempre, appena attacca il secondo atto mi vengono i brividi, in crescendo pianti disperati fino alla fine, ogni volta la stessa cosa...Puccini era un genio in grado di creare congegni a orologeria che scattano sul piano emotivo sempre puntualissimi...
da danzatrice in un noto teatro lirico ho avuto anche la fortuna di essere la personificazione degli oggetti che cio cio san porta con sè (fazzoletti, una cintura, un piccolo ventaglio , il pugnale del padre etc...). Alla fine il pugnale glielo porgevo io prima di lasciarla sola in scena...ogni sera entravo in lacrime totalmente annientata dal dolore...per fortuna con una maschera nera in volto...
Bellissimo il vs blog, il mio è appena nato, in fase di allestimento diciamo così, ma se vi va di leggere la mia esperienza nipponica...www.sonovento.blogspot.com
vi aggiungo ai miei preferiti
ciao!

Cinghius - Andrea said...

Bellissimo post, molto intenso. Hai convinto anche uno come me, che fa parte degli spocchiosissimi "oltre la concertistica il diluvio", a procurarsi un'incisione.

Vediamo poi cosa offre il lirico quest'inverno...

Carla said...

Ciao Kazu!
A me l'opera lirica non piaceva...a teatro seguo spesso la prosa ...ma un giorno per far contenta mia madre (Lei invece è una appasionata di lirica) e per capire almeno dal vero com'era, sono andata a vedere proprio "Madame Butterfly" e il risultato sai qual'è? Me ne sono innamorata! Mi è venuta la pelle d'oca dall'emozione che mi ha trasmesso, e ancora oggi mi ricordo il canto straziante ma melodico della fine dell'opera!
Un bacio Carla

Kazu said...

Sonovento:
che profilo interessante il tuo.
Ma quante cose fai??? :)
Veniamo a trovarti di sicuro!

Cinghius:
ne vale la pena :)

Carla:
Puccini amava le donne e non ha potuto resistere al fascino della geisha.
Grazie alla sua opera possiamo osservare la vera natura di questo personaggio tradizionale prima che l'americanizzazione del Giappone ne distorcesse l'immagine.

Butterfly è la mia preferita, ma poi passa alla Tosca, e dimmi cosa ne pensi :)

sonovento said...

...musicalmente il top è Manon Lescaut..

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