22 February, 2009

Lost in fashion.


Molti di voi ricorderanno quei suoi primissimi piani nel film cult di Sofia Coppola. Sullo sfondo Shinjuku con i suoi grattacieli a strapiombo, scorci di templi incantati e la poesia del caos più ordinato del mondo. Le scene fumose e ovattate al New York bar del Park Hyatt Hotel, dove Scarlett recitava la parte di un personaggio ingenuo e coraggioso. Qualcosa di ben lontano dall'immagine che in questi giorni si affaccia languida sui Portici Settentrionali di Piazza Duomo.


Per quanto vista e rivista, questa ennesima interpretazione della Diva non poteva trovare cornice migliore. Che si tratti dell'ultimo lancio a Corso Como o della sempre attesa BIT (in questo momento alle battute finali), vagare per le vie della capitale del fashion è sempre un'esperienza a sè. Così rimuginavo tra me e me, trascinando il mio trolley fiammante tra nugoli di giapponesi muniti di shopper griffata e cannoni telescopici. Le vetrine che strillano gli imperdibili saldi finali e sopra me la stessa limpida tinta di cielo lasciata a Roma soltanto un giorno prima.

14 comments:

Fabrizio Guerrini said...

La prossima volta che andro' in Giappone almeno una notte la voglio passare al Park Hyatt Hotel... deve essere davvero bellissimo... (anche il Park Hotel di Tokyo comunque non e' da meno...) ;)
Buon inizio settimana !!

giapponedaisuki said...

Buongiorno!
Foto artistiche di alta classe ^^

Di Lost in Translation non commento, forse il film più brutto che ho mai visto (^o^)

Kazu said...

Fabrizio: lo penso pure io! Ma essendo "di casa", così come non ho mai dormito in albergo a Roma, non credo mi capiterà nemmeno a Tokyo ^^

Mario: venerdì mattina Milano era stupenda ^^

Cinghius - Andrea said...

Riesci a farmi venire voglia persino di Milano, e posso garantirti che ci vuole abilità :-)

Kazu said...

Andrea: a volte bastano un biglietto e un pizzico di batticuore per rinascere, ovunque si vada. Grazie di cuore per le belle parole

Stefania Campanella said...

Ode alla vita


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle 'i'
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

P Neruda

Cinghius - Andrea said...

Stamane mi è sembrata un'esperienza persino andare al lavoro con la metro leggera invece che con la solita auto. Luoghi deserti di primo mattino, musica nelle orecchie, una passeggiata ed il cielo terso.

Non posso quindi che darti ragione e, oltre che a te e Stefania anche a Neruda :-)

nicolacassa said...

Scarlett interpreta bene la sua parte, come al solito, con i suoi labbroni "baciami subito". Che non se ne possa più di interpretazioni di Marilyin, è superfluo dirlo, ho ancora i brividi a pensare a quella "showgirl" americana da quattro soldi di nome Justine Mattera, che imperversava anni fa in tivvù. Ma Scarlett, a scarlett lo posso perdonare! Lost in translation, penso che sia la quint'essenza del modo "gaijin" di vedere Tokyo ed il Giappone: I Giapponesi lo odiano, chiaramente, ma chissà quanti si sono avvicinati a questo pianeta sconosciuto dopo aver visto quel film! Milano è sempre Milano, coi caratteristici borseggiatori minorenni, heritage cittadino, se ti rassegni alla scortesia delle commesse e alla maleducazione di chiunque incontri, e se cerchi di non adirarti nel vedere che comunque, ti stanno fregando qualsiasi cosa compri, e soprattutto che tu sfigato paghi le tasse anche per loro, gli allegroni committenti di quel bel manifesto...

Comunque, sarà che abito vicino all'Africa, ma quando vado a Milano mi sento più vicino al centro del mondo, e lì ci sono persone che adoro!

Ma comunque, dopo aver visto Ginza, penso che Milano sia una realtà abbastanza grigia. Mi direte che è qui che nascono le idee, ma tanto a noi poveracci non entra niente di tutto ciò!

Cla scusa la mia anti-italianità, oggi sono con la mente dall'altra parte del mondo!! :)

ZOUZOU said...

Complimenti il tuo Blog è fantastico!
Un saluto.
Alessandra

Cinghius - Andrea said...

Il discorso su Milano sta prendendo una piega interessante!

Sarà che ci sono stato per lo più per motivi di lavoro, ma l'ho sempre trovato un luogo un pò arrogante e fintamente vivo, dove il luccichio delle vetrine e dei caffè non riesce a nascondere del tutto il grigiore dominante.

Però lo ammetto, sono prevenuto :-)

Quando sono lì (spesso in autunno) finisco sempre per volermi "sporcare" in qualche modo, e magari finisco da un caldarrostaio, a farmi le mani nere nonostante il vestitino buono da riunione aziendale, quasi volessi ribadire la mia estraneità alla città. O all'immagine che spesso viene data di lei.

Kazu said...

Stefi e Pablo:
mi avete rimessa al mondo

Andrea:
e il profumo del mare di Cagliari. Vado in giro per il mondo annusando mari, ma niente si avvicina alla nostra Isola

Nicola:
A me è successa la stessa cosa a Ginza, pensa. Mi è sembrato tutto finto e scimmiottato... Non rinuncerei mai e per nulla al mondo alla mia italianità (abbastanza inutile specificare che non si tratta di quella dei mass media)

Zouzou:
Claudia e Stefania ricambiano. A prestissimo ;)

Stefania Campanella said...

La signorina sembra proprio che scelga i film dalle location... ora si è aggiunta anche Barcellona.

Una curiosità: che abbia scelto proprio il New York bar di Tokyo per fare un omaggio al nostro blog? Ahahahah il piacere vano delle illusioni.

vivi.roma said...

Buongiorno ..a notte ...*_*(ancora metà nel sindrome del fuso orario)

A Milano dopo ben 7 anni a me sembrava una città molto più bella che immaginavo sinceramente...*
Metro Montenapoleone davanti a Armani, RMC...con i bellissimi ricordi di questa volta mi rimarrà il posto ancora più bello*^^*

PS) Kazu-chan & Stefania-san:
Vi salutava tanto Boeri-san a Costiglile d'Asti!
Grazie per averci presentato ottima e sincerissima cantina!

nicolacassa said...

>Cla> Ho adorato Ginza per la scenografia e l'ambiente in generale, e comunque c'è un certo aspetto di Milano che mi piace, ma sia Milano che Ginza hanno una cosa in comune, che in qualsiasi caso non c'è nulla di vero nel lusso, negli atelier che sbandierano il made in Italy o il made in france e commissionano la produzione ai laboratori cinesi schiavisti di Prato o alle cantine-bunker dei quartieri spagnoli a Napoli, e in chi compra il lusso, perchè una borsa da 2000 euro è un insulto, non un accessorio, soprattutto se è prodotta dalla camorra o da una ragazza cinese che dorme sotto il banco da lavoro in cui l'ha prodotta.

Ma allo stesso tempo, anche il lusso ci aiuta a sognare, e almeno quello è rimasto gratuito: quanto vorrei un abito di armani! :)

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